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Emittenti quotati trasparenti

Maggiore trasparenza al mercato sugli assetti proprietari, facoltà della Consob di chiedere agli emittenti di valori mobiliari informazioni finanziarie periodiche ed una postilla mirata ai trust che emettono strumenti quotati, per i quali avranno piena validità le disposizioni contenute nel testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria.

Gli emittenti quotati comunicheranno inoltre lo stato membro d’origine e avranno tre mesi di tempo per adempiere a tale comunicazione dalla data di ammissione alla negoziazione dei valori mobiliari. Sono questi alcuni dei punti cardine del decreto legislativo esaminato ieri in preconsiglio dei ministri (e che andrà in uno dei prossimi consigli dei ministri), che reca attuazione alla direttiva 2013/50/Ue sull’armonizzazione degli obblighi di trasparenza per gli emittenti ammessi alla negoziazione sul mercato regolamentato, alla direttiva 2003/71/Ce relativa al prospetto da pubblicare per l’offerta pubblica o l’ammissione a negoziazione di strumenti finanziari e alla direttiva 2007/14/Ce sulle modalità di applicazione della disposizioni contenute nella direttiva 2004/109/Ce. Il decreto, messo a punto dal ministero delle finanze guidato dal ministro Pier Carlo Padoan, apporta modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (dlgs 1998/58), estendendo innanzitutto l’accezione di «emittenti quotati» anche alla categoria dei trust che emettono strumenti finanziari quotati.

Il fine del legislatore è stato quello di chiarire e semplificare la determinazione dello stato membro d’origine di emittenti locali e terzi rispetto all’Ue, semplificare gli oneri a carico di questi ultimi e rendere più attraenti i mercati anche per le piccole e medie imprese, con un approccio proporzionale nella definizione degli adempimenti. Ultima nota, il rafforzamento dei poteri sanzionatori in materia di trasparenza dei pagamenti, con multe più gravose irrogabili non solo agli emittenti, ma anche ai membri degli organi di amministrazione, di gestione e di controllo. Sanzioni, queste, che andranno da un minimo di 5 mila euro, a un massimo di 10 milioni di euro (o, in alternativa, fino al 5% del fatturato annuo complessivo). Maggiore voce in capitolo spetterà invece a Consob, che avrà facoltà di richiedere obblighi aggiuntivi di informazioni finanziarie periodiche rispetto a quelli già previsti (a cadenza annuale e semestrale). Cadono infine i vincoli di pubblicazione sui giornali quotidiani di informazioni regolamentate e convocazioni d’assemblea. Il decreto prevede la clausola di invarianza finanziaria.

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