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Stato di emergenza e bilancio. La partita doppia al Senato

ROMA Si annuncia una settimana caldissima, per il governo come per l’opposizione. Con il primo atteso a due voti importanti per la gestione della crisi economica e sanitaria seguita all’emergenza Covid, la seconda a rischio spaccatura. Domani pomeriggio infatti il premier Giuseppe Conte si presenterà in Senato (la mattina dopo alla Camera) per annunciare in una comunicazione alle Camere l’intenzione del governo di prorogare lo stato di emergenza con ogni probabilità fino al 31 ottobre. Seguirà un voto su mozioni dall’esito scontato: il centrodestra unito respingerà la richiesta, la maggioranza sosterrà la necessità di attribuire al presidente del Consiglio la facoltà di emanare decreti per agire con urgenza in caso di necessità sanitaria, come dall’inizio dell’emergenza Covid.

Più incerto il passaggio successivo, quello di mercoledì, quando Conte chiederà il via libera per il terzo scostamento di Bilancio da marzo ad oggi (25 miliardi, che si sommano ai precedenti 55). Un voto che deve arrivare con la maggioranza assoluta degli aventi diritto, quindi al Senato 160 sì, sulla carta raggiungibili ma fino all’ultimo istante a rischio. Nei precedenti passaggi l’intera opposizione ha sostenuto unita la richiesta del governo, stavolta i tre leader pongono tutti condizioni: con grande durezza Matteo Salvini, con punti fermi Giorgia Meloni, con maggiore, almeno apparente, disponibilità Silvio Berlusconi, che comunque pretende che alcune proposte di Forza Italia vengano accolte: un semestre bianco fiscale, ma anche l’istituzione di una commissione bicamerale sull’uso del Recovery Fund.

Il passaggio è particolarmente delicato perché un’eventuale divisione renderebbe molto più profonde ed evidenti le differenziazioni già esplicite di questi giorni: il Cavaliere è pronto anche a sostituire il recalcitrante M5S in un voto sul Mes, che sollecita Conte a richiedere, Meloni e Salvini restano contrarissimi, anche se ieri il leader leghista ha minimizzato: «All’opposizione si possono avere idee diverse, anche se dispiace».

A lui non mancherà invece il sostegno degli alleati quando giovedì l’Aula del Senato sarà chiamata a votare sulla proposta della Giunta di non concedere l’autorizzazione al processo nei suoi confronti sulla vicenda Open Arms, mentre è tutto aperto il risiko delle commissioni, che dovrebbero vedere rinnovati i loro vertici mercoledì sera: come sempre infatti a metà legislatura cambiano le presidenze delle commissioni permanenti, e la lotta si annuncia feroce.

In questo clima, domani potrebbe approdare per la prima volta sul tavolo di Palazzo Chigi il dossier Recovery Fund, con le proposte che l’Italia dovrà presentare entro ottobre per ottenere i fondi disponibili da 209 miliardi: è prevista infatti, anche se non ancora convocata, la prima riunione del Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae), presieduto dal premier. Anche dai voti e dal clima che si registreranno in questa bollente settimana, si capirà quanto in salita o in discesa sarà il cammino.

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