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Stato di emergenza fino al 15 ottobre

ROMA — Lo stato di emergenza in Italia sarà prorogato fino al 15 ottobre. È questa la mediazione raggiunta nella maggioranza al termine di un’estenuante giornata di trattative. Pd e Italia Viva chiedevano di ridurre il termine del nuovo intervento al 30 settembre, per segnalare che la fase straordinaria si avvia a conclusione. L’esecutivo, invece, spingeva per arrivare fino al 31 ottobre. Alla fine il compromesso, bollinato da una mozione che ottiene 157 sì giallorossi, con il Movimento che perde il voto del senatore Mattia Crucioli, dato per vicino al passaggio alla Lega. Resta la sensazione che già stasera, nel corso del consiglio dei ministri convocato per varare il decreto sulla proroga, andrà in scena un nuovo capitolo della battaglia sui poteri attributi all’esecutivo per contrastare l’emergenza Covid.
Il premier sceglie l’Aula del Senato per inviare messaggi rassicuranti al Parlamento. E, soprattutto, alla sua maggioranza. «La proroga – premette l’avvocato – è disposta da ragioni tecniche, ma non volevo precludere una valutazione politica». Serve l’ombrello delle Camere perché le misure sono gravose, ma utili a «garantire la continuità del sistema messo in piedi. Interrogate i presidenti di Regione – dice, rivolgendosi anche al centrodestra – e vediamo se sono disponibili a dismetterle».
Non è solo l’opposizione ad avere dubbi sulla proroga, come detto. È soprattutto il Pd – e i renziani guidati da Davide Faraone – a chiedere una svolta, premendo per ridurre lo stato di eccezionalità al minimo indispensabile. In prima fila c’è il dem Stefano Ceccanti, che insiste per superare lo strumento dei dpcm e “validare” invece con veri e propri decreti – dunque con fonti primarie di legge – le eventuali misure che limitano alcune libertà fondamentali. Nella mozione di maggioranza questo passaggio è reso esplicito, così come il limite al 15 ottobre, utile nel caso a «intervenire velocemente» per fronteggiare una nuova ondata, spiega il ministro D’Incà. Non viene recepito, invece, l’appello del Pd a fissare un altro paletto: l’impossibilità di un nuovo lockdown nazionale, consentendo solo “chiusure” mirate nei territori. L’ultima parola, su questo scenario, spetta a Conte e Roberto Speranza. E i due si oppongono, adducendo ragioni di (ovvia) «prudenza », non essendo ancora chiara l’evoluzione del virus nei prossimi mesi. «Non c’è alcuna intenzione di alimentare paure ingiustificate nella popolazione», sostiene l’avvocato, ma semplice necessità di contrastare il Covid, perché «il virus circola ancora». «Dal 2014 ad oggi – ricorda – lo stato di emergenza è stato dichiarato 154 volte e prorogato 84».
Il braccio di ferro sotteraneo tiene comunque impegnata a lungo la maggioranza. L’esecutivo, ad esempio, difende la proroga per consentire – sostiene – una riapertura sicura e puntuale delle scuole a settembre. La ragione sta tutta nei poteri che consentono di accelerare le gare per reperire il materiale necessario ad adeguare le strutture. Ma non è l’unico terreno di scontro. Il Pd preme per evitare che nel decreto si proroghino in fotocopia altre misure, permettendo invece le lezioni nelle università con la presenza fisica degli studenti. «È importante – spiega Ceccanti – vigilare su come sarà scritto il nuovo decreto, punto per punto ». Senza dimenticare un altro nodo sensibile, che sarà affrontato oggi in un question time: come garantire il voto ai positivi alle Regionali. L’esecutivo, inoltre, si impegna ad evitare che le elezioni possano svolgersi negli edifici scolastici.
E poi c’è Salvini, un capitolo a parte. Continua a girare l’Italia senza mascherina, come se la triste conta delle vittime non avesse superato quota 35 mila morti e la scienza non raccomandasse di indossarla al chiuso. La Presidente Casellati decide di aprire un’istruttoria per il mancato utilizzo da parte del senatore. Il leghista rilancia chiamando il Presidente della Repubblica per comunicare «sconcerto e preoccupazione» per la proroga. L’ultimo atto è in Aula, al Senato. «L’emergenza c’è solo nella vostra testa», attacca. Poi vira come da tradizione sui migranti: «Conte ha firmato in Europa una cambiale in bianco per trasformare l’Italia un campo profughi».

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