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Emendamento al Jobs act Scontro nella maggioranza

Sul Jobs act , la riforma all’esame della commissione Lavoro della Camera, quella di ieri è stata un’altra giornata ad alta tensione. Tutto comincia con le parole del sottosegretario al Welfare, Teresa Bellanova, che annuncia per oggi l’arrivo a Montecitorio di un emendamento del governo sull’articolo 18, cioè sulle nuove regole per i licenziamenti. Bellanova dice che il documento sarà la traduzione dell’accordo politico raggiunto la settimana scorsa con la minoranza del Pd. E dunque che il reintegro nel posto di lavoro resterà possibile non solo per i licenziamenti discriminatori (cioè per motivi politici o religiosi) ma in alcuni casi anche per quelli disciplinari, cioè legati al comportamento del dipendente. 
Il sottosegretario, parlando alla Camera, si addentra anche in dettagli tecnici: dice che il reintegro ci sarà solo quando il licenziamento è stato deciso sulla base di un fatto che poi si dimostra falso davanti al tribunale. E riaccende lo scontro con Ncd, che già nei giorni scorsi aveva minacciato di non far passare il provvedimento non tanto alla Camera, dove il Pd non ha problemi, ma al Senato, dove i centristi sono decisivi per la tenuta del la maggioranza. Non a caso a intervenire è Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato: «Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla commissione e si aprirebbe un bel contenzioso». Più tardi è lo stesso sottosegretario Bellanova a tentare di chiudere la vicenda: «I dettagli, come noto, saranno specificati più avanti con i decreti delegati. Davvero non capisco le ragioni del pandemonio che si è creato in queste ore».
Ma lo strappo resta. E dall’opposizione Forza Italia si gode lo spettacolo: «Ncd prima abbocca — scrive Renato Brunetta su Twitter — poi si accorge di essere stata presa in giro e reagisce. Un bel vaffa, no? Forza Maurizio Sacconi». Oltre a quella sull’articolo 18, dal governo arriveranno altre modifiche che riprendono alcune proposte sempre depositate dal gruppo pd in commissione. In particolare una sui controlli a distanza, precisando che queste attività potranno riguardare gli strumenti di lavoro (cellulare o computer) ma non direttamente il dipendente.
Ieri, intanto, è stato approvato un altro emendamento che limita lo stop alla cassa integrazione: non arriverà più, come stabilito nel testo approvato dal Senato, in caso di semplice cessazione di attività ma solo in caso di «cessazione definitiva di attività». Gli assegni continueranno ad essere pagati, in sostanza, se c’è la concreta possibilità di una riconversione dell’impianto anche se la produzione è ferma ormai da tempo. Una volta finito l’esame in commissione, il Jobs act arriverà in Aula entro il 21 novembre, con il voto finale previsto per il 26. La presidente dell’aula di Montecitorio, Laura Boldrini, sottolinea che si tratta di una «mediazione», visto che il governo aveva chiesto di fissare una scadenza ancora più vicina. Cambia poco, però: quello che voleva Matteo Renzi era chiudere la partita alla Camera prima di cominciare a votare sulla legge di Stabilità. Ed è questa la linea che è passata.
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