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Ema, ora l’Italia spera davvero possibile ultimatum all’Olanda

Si racconta che ieri ad Amsterdam non sia stata una giornata tranquilla. E nemmeno una nottata di riposo. Con gli operai olandesi impegnati fino a tarda ora a sgomberare gli uffici dello Spark Building, il palazzo provvisorio dell’Ema ancora occupato da alcune aziende locali, e a drenare l’acqua che ha invaso il cantiere del Vivaldi Building, l’edificio definitivo che ancora deve essere tirato su. Un maldestro tentativo sotto la fredda luce al neon per cercare di non fare brutta figura con gli europarlamentari che oggi visiteranno le sedi dell’Agenzia Ue per il farmaco. Non è una finale, ma quasi: sarà questo sopralluogo a mettere le condizioni, o meno, per riaprire a Strasburgo la partita in favore di Milano. Con il capo della spedizione, l’eurodeputato il centrista Giovanni La Via, intenzionato ad andare fino in fondo per « mandare in tilt il sistema » . E potrebbe riuscirci. Con lui altri otto europarlamentari, tra cui la dem Simona Bonafè, ricevuti da una delegazione di 25 olandesi. Sarà una dura partita all’ultima domanda.
L’antefatto è noto: lo scorso novembre Milano ha perso la sede dell’Ema — destinata a lasciare Londra per la Brexit — contro Amsterdam, vittoriosa al sorteggio dopo tre votazioni dei ministri. Poi sono uscite le notizie sui ritardi di Amsterdam che ha cambiato la sede provvisoria rispetto alle due indicate nella candidatura alzando i costi e non garantendo gli spazi necessari all’Ema. Tempi più lunghi anche per il palazzo definitivo. Tanto che lo stesso direttore Ema, Guido Rasi, ha già espresso dubbi sulla capacità degli olandesi di garantire la continuità operativa dell’Agenzia. Ora spetta al Parlamento europeo esprimersi sulla scelta dei ministri: lunedì la commissione giuridica di Strasburgo, come spiegava ieri Merced Bresso (Pd), dirà che il sistema di votazione dei ministri (quello che ha portato al sorteggio) non è stato legittimo, ma la vera partita sarà alla commissione ambiente: voto il 13 marzo, seguito da quello della plenaria. Se commissione e aula annulleranno la scelta di Amsterdam, allora Milano rientrerà in gioco con Parlamento e Consiglio (i governi) che dovranno trovare una soluzione allo scontro istituzionale.
E qui arriviamo alla trasferta ad Amsterdam: lo scopo degli italiani è mettere in evidenza di fronte ai colleghi stranieri, che poi influenzeranno i loro compagni di partito, i ritardi della capitale olandese, l’impossibilità di fornire appalti, progetti e programmi per rispettare i tempi previsti (ottobre per la sede provvisoria, settembre 2019 per quella definitiva) e portare l’Ema a ribadire di fronte ai parlamentari che Amsterdam non garantisce la continuità operativa.
Ieri intanto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, ha chiesto alla Commissione Ue di fornire tutta la documentazione su Amsterdam (anche quella secretata, al centro di polemiche) per dare ai parlamentari le informazioni necessarie per votare (e mettere a nudo le falle olandesi) mentre l’eurodeputata tedesca Monika Hohlmeier (Csu) ha espresso preoccupazione per l’aumento dei costi.
Insomma, la strategia italiana sta portando frutti e una maggioranza contro Amsterdam in commissione ambiente sembra possibile. Più difficile arrivare alla bocciatura da parte della plenaria, ma non impossibile. Tanto che ormai anche i partner Ue sono preoccupati per un dossier che potrebbe spaccare istituzioni e governi. Al punto che si inizia a ragionare su possibili mediazioni tra Italia e Olanda per evitare lo scontro istituzionale chiedendo al premier Mark Rutte di coprire le spese aggiuntive e di accelerare i lavori. Oppure di rinunciare all’Ema.

Alberto D’Argenio

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