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Ema, mossa dell’Europarlamento

Si gioca su due livelli la partita – tutta solitaria e in salita – dell’Italia per rimettere in discussione l’assegnazione ad Amsterdam della nuova sede di Ema, l’Agenzia europea del farmaco che entro il 30 marzo 2019 dovrà lasciare Londra a causa di Brexit.
Il primo livello ha preso la via delle aule giudiziarie, con il doppio ricorso a Corte europea e Tribunale Ue, presentato – e confermato ieri mattina da un tweet della Corte di Lussemburgo – sia dal Governo italiano (Italia-Consiglio C-59/18) che dal Comune di Milano, d’intesa con Regione Lombardia (causa T-46/18).
Il secondo è il voto del Parlamento Ue.
Il voto dell’Europarlamento
Ma ieri sono scaduti anche i termini per presentare emendamenti al Parlamento Ue. Perchè la procedura di riassegnazione a nuova sede di Ema è una proposta legislativa ordinaria, un regolamento che deve essere approvato tanto dal Consiglio Ue (cosa avvenuta il 20 novembre per “sorteggio”) quanto dal Parlamento, il cui voto è vincolante per poter procedere.
«A noi non interessa entrare nella polemica ma assicurare la continuità operativa dell’Agenzia – ha chiarito Giovanni La Via, relatore per la commissione Ambiente dell’Europarlamento della proposta sulla nuova sede dell’Ema –. Per questo, abbiamo chiesto di fare una visita con la Commissione Ue e il govern o olandese sia presso i locali temporanei che quelli definitivi, messi a disposizione per la sede dell’Agenzia europea del farmaco. Ho inoltrato richiesta formale. Organizzeremo nelle prossime settimane un sopralluogo».
La commissione Ambiente dovrebbe votare sul testo il 12 marzo e sono in tutto 51 gli emendamenti presentati: 3 di questi – rispettivamente a firma Lega Nord, Patrizia Toia- Simona Bonafè (Pd) e Elisabetta Gardini(Fi-Ppe) – chiedono il trasferimento della sede da Amsterdam a Milano. Altri 2 di rivedere i criteri di assegnazione. Ma c’è anche chi vorrebbe “dirottare” la sede da Amsterdam alla Francia. Dopo l’esame e il voto in commissione Ambiente seguirà voto in Plenaria, già nella sessione di metà marzo o ad aprile.
«Se la plenaria dovesse confermare la decisione del Consiglio – ha concluso La Via – allora la procedura si chiuderà, altrimenti, se l’Europarlamento dovesse votare in voto difforme, a quel punto si aprirebbe la procedura dei triloghi» (riunioni tra Commissione, Consiglio e Parlamento per un compromesso su un provvedimento in esame «ed per arrivare ad una scelta condivisa»).
Ma i margini sono strettissimi. Ad oggi, una maggioranza parlamentare intenzionata a rivedere la decisione non c’è. La stampa internazionale è fredda. La Commissione Ue continua a non voler intervenire nella disputa. E anche dopo i ricorsi presentati mantiene la linea attendista.
Le reazioni
«Non siamo parte del dibattito elettorale italiano – ha detto il commissario a Salute e Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis –. La decisione del Consiglio sulla sede dell’Ema è stata presa e ne stiamo seguendo l’attuazione in stretto contatto con le autorità olandesi per aiutarle a rispettare tutti gli obblighi». Aggiungendo che «il governo olandese sa bene quali sono gli obblighi da rispettare, i problemi e le probabili conseguenze». La Commissione sta facendo questo lavoro in quanto «guardiana dei Trattati».
«La partita non è chiusa. Penso che dobbiamo provarci, ma non dobbiamo farci illusioni – aveva detto ieri il presidente del Consiuglio, Paolo Gentiloni –. Sappiamo che l’Ema è importantissimo, presidia la qualità dei farmaci. C’è stata una gara in cui due Paesi sono arrivati primi. Noi abbiamo fatto un figurone, poi abbiamo perso al sorteggio e dovrà pronunciarsi anche il Parlamento europeo. Ci proviamo – ha concluso il Premier – ma non sarà facile riaprire la partita».
«Questa vicenda mostra che oggettivamente Milano merita l’assegnazione di Ema» ha affermato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, secondo cui «il governo si sta muovendo per vedere come si possa aprire uno spiraglio. In ogni caso è una soddisfazione per Milano dire “noi siamo pronti e altri non lo sono”».
«Noi ovviamente tifiamo Italia – ha aggiunto, sempre ieri, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia –. Se ci sono elementi sostanziali si riprenda il dossier, purché siano sostanziali e non solo mediatici».
La via giudiziaria
Ieri mattina, con un tweet, la Corte Ue aveva confermato l’avvenuto deposito (entro la mezzanotte precedente) dei 2 ricorsi inviati dall’Italia, sia quello dell’Esecutivo alla Corte di Giustizia Ue (Italia-Consiglio C-59/18) sia quello del Comune di Milano (T-46/18) al tribunale Ue.
Nel dettaglio, il governo italiano punta sul fatto che l’Olanda non stia rispettando gli impegni assunti.
Il problema non è la mancanza di una sede definitiva da subito (cosa che è sempre stata chiara e spiegata nel dossier di candidatura olandese). Ma che quella provvisoria non dia sufficienti garanzie di «continuità operativa» come richiesto dai criteri europei.
Inoltre, la Commissione non avrebbe svolto una verifica effettiva sulle offerte, limitandosi a prendere atto delle informazioni fornite dai Paesi senza svolgere ispezioni o accertamenti.
I tempi? Un ricorso per annullamento non gode di corsie preferenziali. In media, per decisioni analoghe, la Corte Ue si prende un anno.

Laura Cavestri

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