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Ema, la Corte di giustizia riceve i ricorsi La prudenza di Gentiloni, l’Europa frena

L’annuncio della Corte di giustizia europea è arrivato ieri mattina su Twitter: i due ricorsi, del governo italiano e del Comune di Milano, «miranti a fare annullare la decisione di assegnare ad Amsterdam la sede dell’Ema» sono giunti a destinazione. Ma ora la strada è tutta in salita.

Portare l’Agenzia europea del farmaco (Ema) a Milano? «Io penso che dobbiamo provarci, anche se non dobbiamo farci illusioni — dice il premier Paolo Gentiloni —. Negli ultimi giorni è emerso che nel dossier di Amsterdam ci sono delle informazioni forse incomplete e abbiamo il dovere di verificare se questo è vero. La partita non è chiusa». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si spinge oltre: «Milano è assolutamente pronta e ha il livello più elevato di offerta di servizi e accoglienza per un’istituzione internazionale come l’Ema».

Il governo italiano lo spiega nel ricorso: il requisito principale per chiedere l’assegnazione dell’Agenzia del farmaco europea, destinata a lasciare Londra dal 30 marzo 2019, cioè dal primo giorno di Brexit, riguardava la disponibilità della sede. Milano aveva indicato subito il Pirellone, che la Regione Lombardia era pronta a cedere. Amsterdam, invece, ha dato indicazioni più vaghe che tuttavia sono state prese per buone. Eppure, tre giorni fa, le autorità olandesi hanno dovuto ammettere che la nuova sede definitiva non sarà mai pronta per la data fatidica.

Ecco, dunque, cosa scrive l’Avvocatura dello Stato italiano: «La non corrispondenza della realtà dei fatti a quanto rappresentato nell’offerta non può non riverberarsi sulla validità della decisione finale». Si chiede, perciò, l’annullamento della decisione presa il 20 novembre scorso e, «per conseguenza», l’assegnazione della sede Ema a Milano. E scendono in campo anche i membri italiani del Parlamento europeo: «Abbiamo chiesto alle autorità olandesi di effettuare prossimamente un sopralluogo con la Commissione Ue presso i locali che il governo dell’Aia ha messo a disposizione», annuncia Giovanni La Via, relatore della commissione ambiente dell’Europarlamento, che a marzo in seduta plenaria si riunirà per pronunciarsi sul nuovo regolamento dell’Ema post Brexit.

«Saremo onorati di ricevere una visita — la risposta da parte olandese — impazienti di condividere i nostri piani e progressi». E il ministro della Salute, Bruno Bruins, garantisce: «Stiamo facendo di tutto per assicurare un’ordinata transizione dell’Ema». La doccia fredda, però, arriva da Bruxelles: «Non siamo parte del dibattito — taglia corto il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis —. Un dibattito, quello italiano, da campagna elettorale. La decisione del Consiglio Ue sulla sede dell’Ema è stata presa e ne stiamo seguendo l’attuazione in stretto contatto con le autorità olandesi».

Fabrizio Caccia

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