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Ema, la corsa di Amsterdam e il giallo dei dossier segreti

La partita dei “dossier secretati” su Ema faceva parte delle regole del gioco. Decise e votate, all’unanimità – a margine della riunione del 22 giugno scorso – da tutti i Ventisette Paesi membri in Consiglio Ue.
Bruxelles respinge dubbi e sospetti – sollevati alcuni giorni fa – sul fatto che alcune valutazioni tecnico-logistiche in vista delle votazioni per lo spostamento da Londra dell’Ema (l’Agenzia europea per il farmaco) siano state volutamente nascoste dal segretario generale del Consiglio Ue, Alexander Italiener, per favorire il proprio Paese di origine.
Fonti diplomatiche del Consiglio ricordano, infatti, che, nero su bianco, le procedure prevedevano che tutte le offerte degli Stati membri, giunte nei termini temporali previsti, fossero rese pubbliche, «ad esclusione di informazioni sensibili di natura economica e altre confidenziali in seguito a consultazioni con gli Stati membri interessati».
Stessa linea quella della Commissione, che però scende nello specifico. «Olanda e Francia – ha sottolineato l’Euroesecutivo – hanno chiesto che parte delle informazioni della loro offerta» riguardanti, rispettivamente, l’Agenzia europea del farmaco (Ema) e l’Autorità bancaria europea (Eba) «fossero trattate in modo confidenziale», quindi coperte da segreto verso gli altri Stati membri: «abbiamo accettato queste richieste, come previsto dalle regole chiare e decise di comune accordo».
In particolare, per l’Olanda, la nota di accompagnamento all’offerta, datata 28 luglio, fa riferimento sia alla necessità di appoggiarsi ad una sede temporanea per tutto lo staff di Ema «per una dimensione tra i 10mila e i 16mila metri quadrati» (oggi l’Ema a Londra occupa una superficie superiore ai 23mila mq), sia al dover utilizzare, per i primi 6 mesi, cioè fino a ottobre 2019, sale conferenze di non oltre 20 partecipanti.
Insomma, il disagio iniziale non era nascosto. Anche se poi si fa riferimento a un allegato “secretato”, che fonti del Consiglio spiegano, proprio per gli accordi intercorsi con i Paesi, non potrà essere reso ufficialmente noto in nessun caso.
Non solo, nella nota di accompagnamento alla valutazione delle offerte della Commissione Ue, del 30 settembre, era stata segnalata la richiesta di Olanda e Francia di “segretare” parte delle informazioni. Ma quando il 20 novembre i Paesi hanno votato per l’assegnazione di Ema e Eba, nessun partner ha chiesto di rimuovere il carattere di confidenzialità.
Secondo fonti diplomatiche olandesi, le informazioni coperte da segreto riguardavano dettagli su due edifici presi in considerazione per la sistemazione temporanea dell’Ema. Due ipotesi che sarebbero state poi accantonate a favore di una terza opzione, quella dello Spark building, che nonostante tutto, non soddisfa ancora le esigenze di spazi e dotazioni dei funzionari di Ema, tanto da indurre, la settimana scorsa, il direttore di Ema, Guido Rasi, in conferenza stampa ad Amsterdam, a sottolineare l’inadeguatezza della struttura provvisoria (si veda Il Sole 24Ore del 30 gennaio).
E non solo Olanda e Francia si erano avvalse della facoltà di secretare.
Altri 13 Stati membri – tra questi anche l’Italia – avevano, invece, chiesto di eliminare alcuni dettagli dai loro dossier diffusi al pubblico. Nel nostro caso, i “misteri” – forse più per evitare polemiche tutte interne – erano gli incentivi ai dipendenti di Ema e riguardavano soprattutto l’esenzione dal canone Rai, varie agevolazioni fiscali, parcheggi gratuiti.
In questo caso, però, le informazioni erano perfettamente note alle delegazioni degli altri Paesi al momento della decisione per l’assegnazione delle due agenzie.

Laura Cavestri

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