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Ema ad Amsterdam, i ricorsi dell’Italia «I dati forniti erano incompleti»

Nell’ultimo giorno utile, prima dello scoccare della mezzanotte, il governo italiano ha compiuto il passo ufficiale. L’Avvocatura dello Stato ha presentato il ricorso alla Corte di Giustizia europea del Lussemburgo per chiedere l’annullamento della decisione del 20 novembre scorso. Quella presa dai 27 Paesi dell’Ue dopo il sorteggio-beffa che assegnò ad Amsterdam, ai danni di Milano, il diritto di ospitare la nuova sede dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema). Un trasloco previsto a partire dal 30 marzo 2019, il primo giorno di Brexit, quando l’Ema per forza di cose dovrà lasciare Londra. Ma il nuovo edificio, pensato per ospitare i 900 tecnici dell’Agenzia, non sarà mai pronto per quella data: lo hanno annunciato, due giorni fa, le autorità olandesi insieme con il direttore esecutivo dell’Ema, Guido Rasi. E neppure il sito provvisorio indicato dall’Aja è stato ritenuto «ottimale» dai vertici dell’Agenzia.

Così, il governo italiano — dopo un giorno di discussioni anche vivaci al suo interno — ha deciso di passare al contrattacco: «Giusto fare ricorso per la nuova sede Ema a Milano dopo i problemi rilevati su Amsterdam», ha twittato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Netti anche i toni del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «Non è una questione di campanili ma di operatività, è scandaloso che Amsterdam non sia pronta a rispettare i termini. Detto questo, le possibilità che il nostro ricorso abbia successo sono poche perché conosciamo le procedure di Bruxelles». Pronta la replica del ministro della Salute olandese, Bruno Bruins: «L’Olanda è orgogliosa di ospitare l’Ema. Il processo che ha portato alla decisione è stato giusto e onesto. Stiamo facendo il massimo per assicurare un rapido trasferimento della sede ad Amsterdam».

Nel ricorso di Palazzo Chigi, ora, si chiede ai giudici dell’Ue «di verificare se la decisione su Amsterdam non sia da considerarsi viziata da informazioni incomplete sulla sede dell’agenzia». Non solo. Si chiede, inoltre, di compiere tutte «le necessarie attività istruttorie» per appurare se i requisiti del «bando» siano stati rispettati fino in fondo. Ieri, anche il Comune di Milano — supportato dalla Regione Lombardia che sta preparando una sua relazione — ha presentato in Europa un ricorso al competente Tribunale di prima istanza dell’Ue. Atto distinto ma coordinato con le richieste di Palazzo Chigi.

La via verso lo spostamento dell’Agenzia a Milano si presenta però irta di ostacoli e i tempi sono strettissimi: passeranno tre mesi, infatti, qualora la Corte del Lussemburgo dovesse decidere di rigettare sic et simpliciter il ricorso. Almeno un anno, invece, se i giudici europei ritenessero fondate le argomentazioni italiane. Ma a quel punto la decisione rischierebbe di arrivare fuori tempo massimo, cioè dopo la data fatidica del 30 marzo 2019.

A Bruxelles, comunque, si respira scetticismo sulle possibilità di successo di Milano. Margheritis Schinas, portavoce del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, sottolinea che quella di Amsterdam «è stata una decisione politica, presa dai governi dei 27». Lasciano, però, ben sperare le parole del presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani: «In piena autonomia esprimeremo la nostra decisione sulla nuova sede. Sono sicuro che l’Europarlamento tutelerà gli interessi dei cittadini europei».

Fabrizio Caccia

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