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Elusione, ecco le regole Ue

28 stati dell’Unione europea dicono sì alla direttiva contro l’elusione fiscale delle aziende multinazionali. Anche se per arrivare al consenso unanime, necessario quando si tratta di tributi, non sono mancati i compromessi. Uno su tutti quello sulla quota degli interessi passivi fiscalmente deducibili, per i quali i paesi già dotati di una normativa specifica potranno continuare ad applicarla fino al 2024. Ma anche la cosiddetta «switch over rule» è venuta meno: l’idea originaria di tassare in modo ordinario i dividendi percepiti da società Ue qualora gli utili non avessero scontato un prelievo «adeguato» in capo alla società extra Ue erogante è tramontata di fronte al rischio, evidenziato da alcuni stati, di causare doppie imposizioni a carico delle proprie aziende.

Questo l’esito della trattativa comunitaria, dopo che durante l’Ecofin di venerdì scorso non erano mancati contrasti di vedute sul testo della direttiva proposto dalla Commissione europea nel mese di gennaio (si veda ItaliaOggi del 18 giugno 2016). Era stato il Belgio, in particolare, a evidenziare che il regime di indeducibilità degli interessi passivi pagati infragruppo fosse più punitivo di quello raccomandato dall’Ocse nel pacchetto Beps. Da qui l’alleggerimento della misura e l’introduzione di un regime transitorio di cinque anni.

Al termine di una procedura di silenzio-assenso, conclusasi senza osservazioni nella notte tra lunedì e martedì, si è formato così il consenso politico sul provvedimento, con alcune modifiche nel merito e ulteriori richieste a Bruxelles, anche in materia di Iva e strumenti finanziari ibridi extraeuropei (si veda tabella in pagina).

Oltre all’intervento sugli interessi, le colonne portanti della direttiva restano il regime di exit tax per le aziende che trasferiscono la propria residenza fiscale in un altro stato, l’introduzione di una clausola generale antiabuso e la stretta sul meccanismo delle Cfc (tassazione dei redditi prodotti dalle società controllate estere). Tutte tematiche sulle quali l’Italia, anche grazie alle modifiche apportate lo scorso anno con il dlgs n. 147/2015, risulta per lo più allineata alle best practice internazionali.

«L’accordo di oggi segna un duro colpo contro l’elusione dell’imposta societaria», ha spiegato ieri il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, «troppo a lungo alcune aziende hanno approfittato del disallineamenti tra i sistemi fiscali dei diversi stati evadendo miliardi di euro. Mi congratulo con gli stati membri che stanno combattendo questo fenomeno con decisione, lavorando insieme per apportare le modifiche necessarie affinché queste aziende paghino la loro giusta percentuale di tasse sui profitti».

Bruxelles ha anche ringraziato la presidenza di turno olandese dell’Ue per l’impegno profuso nella ricerca dell’intesa.

Il pacchetto di misure varato dal Consiglio europeo tornerà ora all’esame del Parlamento, che però avrà un ruolo esclusivamente consultivo. La direttiva dovrebbe vedere la luce entro pochi mesi, mentre gli stati membri avranno tempo fino alla fine del 2018 per emanare la legislazione attuativa. Si ricorda che nel meeting dei ministri economici dei 28 stati membri sono state fornite stime sul l’elusione che parlano di 70 miliardi di euro annuo complessivamente sottratti alle casse erariali.

Valerio Stroppa

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