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Elusione depenalizzata per le aziende

É in dirittura d’arrivo il decreto sull’abuso di diritto e l’elusione fiscale. Nel testo: tutoraggio, depenalizzazione e certezza delle norme da rispettare. I tecnici del governo stanno mettendo a punto le ultime limature per consentire il varo del provvedimento in applicazione della legge delega sulla riforma del fisco approvata dal Parlamento in febbraio. Il nuovo decreto arriva dopo la dichiarazione precompilata, la riforma del catasto e la revisione della tassazione dei tabacchi.

Il tema è quello dell’elusione fiscale: molte aziende, soprattutto grandi, grazie ad uno slalom attraverso l’attuale normativa, riescono a pagare meno tasse pur rimanendo all’interno della piena legalità. L’artificio riguarda operazioni come le fusioni, le incorporazioni o le cessioni di rami di azienda: tutte azioni che consentono di cumulare sconti fiscali e che spesso non hanno un obiettivo industriale o finanziario, ma nascondono semplicemente l’intento di pagare meno tasse. Ecco dunque l’abuso delle norme e la conseguente elusione del fisco.

Tuttavia non sempre l’intento è quello di aggirare le imposte: spesso esistono iniziative di carattere industriale, messe in campo per ristrutturare le partecipazioni aziendali o per riordinare la composizione del gruppo e su queste fattispecie regna l’incertezza. La normativa sull’abuso di diritto risale ai primi anni Novanta, riguarda solo l’Iva e l’Ires e lascia oggi all’Agenzia delle entrate la massima discrezionalità nell’agire. Il criterio che attualmente viene considerato discriminante per valutare se c’è stata elusione o meno è quello dell’utile: se l’Agenzia verifica che, in conseguenza dell’operazione, i profitti non sono aumentati, ne deduce che l’operazione è stata fatta a soli fini fiscali ed elusivi. Può invece accadere che non ci siano utili nell’immediato ma che l’operazione abbia una rilevanza economica ed aziendale.

Per questo motivo il decreto delegato, oltre ad estendere l’abuso di diritto a tutte le imposte, introdurrà il concetto di operazione «economicamente non marginale»: se l’operazione risponderà a questo criterio l’Agenzia non potrà procedere per elusione fiscale. La norma è inquadrata dal governo nell’ambito dell’azione indirizzata a favorire un fisco dal «volto umano»: dà maggiore certezza agli investitori esteri e risponde alle pressioni dell’Fmi che ha «promosso» la misura in un recente rapporto sulla delega fiscale.

La bozza di decreto prevede altre due norme, una a monte e una a valle. La prima è il «tutoraggio »: l’azienda o il gruppo che hanno in programma un rimescolamento societario potranno affidarsi all’Agenzia delle entrate che guiderà l’operazione all’interno dei binari della legalità. Inoltre l’abuso di diritto non sarà più punito, almeno nella maggior parte dei casi con una sanzione penale: chi elude, anche in buona fede, omette di dichiarare quanto dovuto. Se viene «pescato», con l’attuale normativa, rischia il reato di «dichiarazione infedele»: ma l’articolo 2 del decreto, in ottemperanza della delega, depenalizza la fattispecie , almeno sotto i 200 mila euro.

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