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Elkann: “Per Fca fusioni ok, ma solo con un colosso”

L’importante è che sia un big e che accetti presto di fondersi. La nuova strategia delle alleanze di Fca è riassunta in un passaggio della lettera che ieri John Elkann ha rivolto agli azionisti di Exor, la finanziaria di famiglia: «Guardando alla possibilità di fare qualcosa con “quelli grossi” si potrebbe ottenere un risparmio vicino ai 10 miliardi all’anno». Prima si fa il matrimonio, più si guadagna. Da qui al 2030, l’anno che gli analisti fissano come riferimento per immaginare il futuro dell’auto, il risparmio di un merger tra il Lingotto e uno dei tre big (Toyota, Gm o Volkswagen) sarebbe di 140 miliardi, quasi tre volte l’attuale capitalizzazione in borsa di General Motors. La dimensione dei risparmi scende se l’alleanza si fa con un costruttore di dimensioni più ridotte, come Pegeot. Per questa ragione nelle scorse settimane Sergio Marchionne aveva risposto “no grazie” alle profferte di Carlos Tavares, numero uno di Psa.È con questa logica che Fca si prepara ad affrontare i prossimi mesi, i primi dopo la separazione da Ferrari. I riti della legge olandese impongono che le assemblee si svolgano ad Amsterdam e dunque stamattina la catena di montaggio delle riunioni comincia a girare alle nove con la riunione Cnh per proseguire con quella Fca e per concludersi con la prima assemblea Ferrari dopo la quotazione. La strategia delineata da John Elkann ventiquattr’ore prima delle assemblee dice che l’obiettivo finale del Lingotto è quella di portare Fca in una grande conglomerata. Se Elkann sembra concedere più tempo di quello che nei mesi scorsi sembrava disposto a dare Marchionne, è evidente che anche l’azionista è impaziente di concludere l’operazione. Il fatto è, ammette nella lettera agli azionisti Exor, che «per ballare il tango bisogna essere in due». Oggi, invece, i concorrenti sembrano affascinati dalle magnifiche sorti e progressive dell’auto che si guida da sé, iperconnessa e magari full electric. Elkann sostiene che quella fascinazione non può essere utilizzata come scusa per non affrontare il problema della sovracapacità produttiva: «Anche nello scenario più dirompente scrive – nel 2030 l’85% delle auto avrà un guidatore ». Dunque sarebbe illusorio sperare che l’auto del futuro risolva i problemi del presente. Al contrario, dicono a Torino, una politica di fusioni servirebbe a risparmiare proprio il capitale necessario a investire nella nuova mobilità. Exor archivia un 2015 molto positivo, favorito dallo spin off di Ferrari e segnato dall’acquisto di Partner Re «la più grande acquisizione mai realizzata dalla mia famiglia», sottolinea Elkann. Il bilancio chiude il 2015 con un utile consolidato di 744 milioni contro i 321 dell’anno precedente. Soprattutto grazie alla plusvalenza legata alla vendita dell’immobiliare C&W. Nell’anno significativa la salita dal 5 al 44% nella quota dell’Economist. Nella lettera Elkann non fa ancora cenno dell’alleanza Espresso-La Stampa perché oggi fuori dal perimetro della finanziaria.

Paolo Griseri

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