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Elkann: “Per Fca fusione più vicina” Ipotesi partner Usa

Le fusioni tra gruppi automobilistici si fanno «tenendo conto di fattori importanti, come le identità e le culture» ed «evitando gli errori tipici delle operazioni di conquista». Il presidente di Fca, John Elkann, parla agli azionisti di Exor e si riferisce alla fusione tra Fiat e Chrysler, completata nel 2014. Ma il suo ragionamento vale anche per le nuove fusioni: «Sono convinto che il settore auto debba consolidarsi ulteriormente. C’è da sperare che il consolidamento sia dettato più dalla ragione e dal buon senso che non dall’emergenza». Traduzione: è inevitabile che Fca partecipi a una nuova fusione paritaria ed è più probabile che il futuro partner sia americano che non tedesco. Questo se si vuole rispettare il principio che tiene conto «delle identità e delle culture» presenti in Fca. Il discorso agli azionisti di Exor cade in un momento importante per il Lingotto. Con due fronti ancora aperti: lo scorporo di Ferrari e la trattativa in Rcs. A Ferrari Elkann dedica una buona parte del suo saluto agli azionisti e ricorda che, con lo scorporo, il Cavallino diventerà una proprietà diretta di Exor (per la quota di controllo) e non più di Fiat. Poi prova a superare gli strascichi della guerra tra Sergio Marchionne e Luca di Montezemolo: «Luca è stato particolarmente bravo a preservare il fascino e la magia del marchio creando le migliori automobili del mondo» dice Elkann aggiungendo però che «dopo gli anni della coppia fortissima formata da Jean Todt e dall’irraggiungibile Michael Schumacher» i risultati sportivi sono venuto meno fino alla stagione 2014, che «è stata un vero disastro». «Il compito di tornare ai fasti di un tempo tocca ora a Sergio Marchione. A Maranello molte cose sono già cambiate e la squadra è salita di nuovo sul gradino più alto del podio». Il fronte Rcs non è direttamente un problema di Exor perché l’editrice dipende da Fiat. Elkann usa uno stratagemma e dedica una parte del suo intervento all’Economist, di cui la finanziaria detiene una quota, e al modo in cui è stato scelto il nuovo direttore. «Ho trovato molto positivo che al posto di una lunga ed estenuante battaglia ci sia stata una competizione leale e rapida senza caduti. Tutti coloro che si erano candidati alla direzione sono infatti rimasti al giornale. Personalmente sono un convinto sostenitore delle successioni interne nelle grandi organizzazioni». Qualsiasi riferimento alla vicenda Rcs e alla questione della direzione del Corriere non è affatto casuale. A differenza di quanto accade oltremanica dove, garantisce Elkann, «tutto è filato liscio », non altrettanto può dirsi tra i soci di Rcs. Ieri Il numero uno di Intesa, Giovanni Bazoli, che pure è riuscito a convincere i soci principali e presentare un’unica lista alla prossima assemblea, ha confermato di aver sporto querela contro Diego Della Valle che lo aveva pesantemente attaccato nei mesi scorsi. Non il miglior viatico per consolidare la lista di maggioranza. Che deve registrare la defezione di due proxy advisors, Glass Lewis e Frontis Governance, favorevoli alla lista di Urbano Cairo e contrari a quella istituzionale sostenuta da Bazoli, Elkann e Della Valle.

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