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Elkann: auto, ancora fusioni Marchionne vede i sindacati

La totale fiducia nel futuro che Sergio Marchionne non smette di costruire per Fiat Chrysler Automobiles: «È per questo che abbiamo investito 886 milioni di dollari nel prestito a conversione obbligatoria emesso il 15 dicembre 2014. Il nostro più grande investimento dell’anno». Il parallelo, incondizionato elogio dell’amministratore delegato, per il quale ricorre a una citazione di Leonardo da Vinci: «Da tempo mi accorsi che le persone che perseguono i propri obiettivi raramente rallentano e lasciano che le cose accadano. Sono infatti loro stessi a farle capitare». L’ omaggio — che rompe il silenzio seguito al divorzio — riservato a Luca Cordero di Montezemolo: nei suo vent’anni a Maranello, «Luca è stato particolarmente bravo a preservare il fascino e la magia del marchio, creando le migliori automobili del mondo». Infine, e anzi soprattutto, il processo di fusioni che attende il mondo dell’auto: «Sono convinto che il settore debba ulteriormente consolidarsi, ed è quello che accadrà in futuro». 
Sceglie la lettera agli azionisti Exor, John Elkann, per ribadirlo. E per confermare — non a caso alla vigilia dell’assemblea Fca, giovedì ad Amsterdam — che anche su questo tema la linea della holding è la stessa dell’uomo che guida la sua principale controllata (l’auto vale il 36,7% dell’attivo totale, salito del 16,4% a quota 12 miliardi). Come già era stato per Chrysler, Marchionne lavora per un gruppo che sia attore, non spettatore del prossimo giro di merger. Con precisi criteri, però, che il presidente della finanziaria di casa Agnelli e della stessa Fca riassume così: «C’è da sperare che il consolidamento sia guidato più dalla ragione e dal buon senso che non dall’emergenza. E che tenga conto di fattori importanti come le identità e le culture, evitando gli errori tipici delle operazioni di conquista».
È un punto centrale. Anzi: «il» punto, sul medio termine. Se ne parlerà probabilmente oggi, al consiglio che approverà il bilancio Exor 2014, e sicuramente domani, alla prima assemblea olandese di Fca (dopo la quale Marchionne volerà subito a Torino: incontro con i sindacati in vista del rinnovo del contratto). Ci sarà un altro tema cruciale, però, sia per la holding che per la controllata, e molto più a breve termine. Va sotto il nome di Ferrari. Si avvicinano la quotazione a Wall Street e lo scorporo che porterà Maranello nel portafoglio Exor. E qui, tributati a Montezemolo gli onori dovuti, arriva la chiave di lettura del divorzio secondo Elkann. Unisce sport e business. Rimanda — come già aveva fatto Marchionne — a una Formula Uno da troppo tempo senza vittorie. Si rifà alla «legge» di Enzo Ferrari citata dal presidente Exor: «Nessuno ricorda chi arriva secondo».
C’è ampio spazio, nella lettera ai soci, anche per l’editoria. La holding è azionista dell’ Economist , Elkann è nel suo board. In questa veste ha partecipato alla scelta del nuovo direttore, Zanny Minton Beddoes, e dalla relativa procedura nasce un commento che è facile interpretare come «modello» auspicato per le attività editoriali di Fca (la Stampa e soprattutto, in questo caso, Rcs con il Corriere della Sera ): «Ho trovato molto positivo che, al posto di una lunga ed estenuante battaglia, ci sia stata una competizione leale e rapida, che non ha lasciato morti sul campo. Sono un convinto sostenitore delle successioni interne nelle grandi organizzazioni: l’Economist ne è un bell’esempio».
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