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Elezioni 2013 Senato, nessuno ha i numeri. La «quota 158» è irraggiungibile

ROMA — La folle corsa dello scrutinio per l’elezione del Senato finisce con numeri che ora, forse, sono buoni per essere giocati al Lotto. A Palazzo Madama, il centrosinistra (120/121 seggi accreditati dal professor Roberto D’Alimonte a Bersani e Vendola quando non era ancora terminato lo spoglio del voto all’estero), oltre a non poter governare da solo, non ha neanche la possibilità di raggiungere la maggioranza alleandosi con la lista civica di Mario Monti (21/22 senatori). Speculare la situazione del centrodestra che «vince» i premi regionali più succosi (e ottiene 117/118 senatori) ma non ha i numeri per governare nè da solo né accompagnato dal centro. La quota magica di 158 senatori, infatti, si supera solo se si rimette in piedi la «strana maggioranza» (Pdl, Pd, Monti) oppure se qualcuno degli attori in campo riuscirà a capitalizzare in tutto o in parte i 54 senatori conquistati dal movimento di Beppe Grillo. C’è poi il seggio (forse due) delle minoranze linguistiche.
Il dato uscito dalle urne è quello di un Senato senza maggioranza. Il centrosinistra ha preso più voti su scala nazionale (il 31,6% contro il 30,7%) ma poi il centrodestra l’ha spuntata in sette regioni e quindi non solo in Lombardia, Veneto e Sicilia. Infatti la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha sorpreso tutti anche in Abruzzo (dove viene eletto a sorpresa anche Antonio Razzi, ex Idv che tradì Di Pietro per Berlusconi), Campania, Puglia e Calabria. E questo vuol dire che, grazie al sistema dei premi di maggioranza regionali introdotti dal Porcellum, al Senato si crea una situazione di gran confusione senza una maggioranza stabile. Nella migliore delle ipotesi, i 121 seggi di Bersani sommati ai 22 di Monti, infatti, si fermano a quota 143. Ben sotto quota 158.
Poco dopo le 15, quando i sondaggisti davano il centrosinistra vincente anche al Senato, si è capito subito che la Lombardia sarebbe andata al centrodestra, con il suo ricco premio di maggioranza regionale: 27 senatori al blocco Pdl-Lega, 11 al centro sinistra, 7 a Grillo e 4 Monti. Poi, dopo la prima proiezione che ha ribaltato un quadro a cui molti addetti ai lavori avevano creduto, ad Arcore sono arrivate buone notizie anche dal Veneto, dove il centrodestra ha guadagnato altri 14 senatori mentre i concorrenti si sono dovuti dividere la quota di minoranza: 4 senatori al centro sinistra, 4 a Grillo e 2 a Monti. A quel punto è stato matematicamente certo che Bersani non aveva i seggi necessari per governare da solo al Senato. Poi però è arrivata un’altra certezza che ha sconvolto i programmi del Pd: l’erosione dei voti nello schieramento di centrosinistra innescata dalla valanga Grillo, aveva aperto la strada al Pdl e ai suoi alleati che si sono accaparrati i premi di maggioranza regionali anche in Campania, Puglia, Calabria.
Tutta da analizzare la cavalcata di Grillo che fa eleggere 54 senatori secondo il modello elaborato dal Cise di D’Alimonte mentre altri istituti utilizzati dalla Rai accreditano ben 64 grillini in arrivo a Palazzo Madama. Il M5S ha sfiorato il colpaccio in Sicilia dove è il primo partito (battuto solo dalla coalizione di centrodestra) e nelle rosse Marche dove, seppur di poco, ha superato il Pd.
Nel Lazio la lista Monti sfiora la soglia di sbarramento dell’8% mettendo decisamente a rischio il seggio di Casini (che viene eletto in altre regioni), di Giulia Bongiorno e del ministro Enzo Moavero. In Piemonte, il centrodestra era in vantaggio di 3.300 voti ma poi il centrosinistra ha effettuato il sorpasso. In Calabria, il centrodestra ha avuto la meglio per 12 mila voti mentre in Friuli la coalizione di Bersani è in vantaggio di 3.200 voti. Beppe Grillo fa il pieno in tutte le regioni e ottiene al Senato oltre 7 milioni di voti (800 mila in meno rispetto a quelli avuti alla Camera per la quale votano anche i diciottenni).

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