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«Elevate le incertezze sulla crescita»

di Stefania Tamburello

ROMA — L'incertezza è tanta e così le prospettive per l'economia italiana, secondo gli economisti della Banca d'Italia, corrono su due binari. Uno più negativo e uno più positivo in cui le uniche certezze sono che il 2012 sarà in entrambi gli scenari un anno buio, di recessione e che i conti dello Stato stanno migliorando.
Il primo ventaglio di stime presuppone il prolungamento della crisi dei debiti sovrani e un livello dei tassi di interesse sui titoli di Stato che si basa — proiettandolo in modo automatico sul prossimo anno — sull'attuale livello di spread (cioè di differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata) attorno ai 500 punti base. Il Prodotto interno lordo, già in contrazione nel terzo e nel quarto trimestre del 2011, si ridurrebbe dell'1,5% quest'anno e avrebbe una crescita nulla, in completa stagnazione, nel 2013. La caduta dei consumi resterebbe pesante nel biennio per la consistente contrazione del reddito disponibile delle famiglie. In calo gli investimenti, registrerebbero miglioramenti solo i conti con l'estero.
Il secondo scenario «auspicabile e possibile» si fonda invece sul ripristino della fiducia degli investitori nella capacità dello Stato italiano di onorare il proprio debito e nello stesso tempo sulla piena attuazione delle misure europee di rafforzamento e attuazione del Fondo salva Stati. Un mix che tiene anche conto delle riforme per la crescita in via di attuazione da parte del governo Monti e degli effetti delle immissioni di liquidità nel sistema creditizio da parte della Bce. E che si basa sulla normalizzazione delle condizioni dei mercati finanziari con la discesa di 200 punti base dello spread dei titoli italiani fino a 300 punti. Ebbene in questo più favorevole contesto il 2012 resterebbe un anno di piena recessione con la riduzione del Pil dell'1,2%, il calo dei consumi e degli investimenti. Ma nel 2013 il Prodotto riprenderebbe a crescere (+ 0,8%). In entrambi gli scenari le tre manovre disposte tra luglio e dicembre (80 miliardi) permetterebbero di conseguire nel 2013 un avanzo primario del 5% del Pil e una prima riduzione del rapporto debito/Pil. E segnalerebbero, anche nel contesto più negativo, la sostenibilità del debito. Sostenibilità assicurata ieri anche da Maria Cannata, direttore generale del Debito pubblico del ministero dell'Economia, la quale ha pure confermato per febbraio o marzo l'emissione del nuovo titolo destinato ai risparmiatori e al trading online.
L'incertezza «è straordinariamente alta», dicono gli economisti di Bankitalia, guidati da Daniele Franco, ma intanto ieri i mercati hanno continuato a snobbare il doppio declassamento di S&P ignorando anche il secondo annuncio, nel giro di pochi giorni, di un downgrading dell'Italia da parte di Fitch. Piazza Affari ha chiuso in positivo dello 0,69% in linea con l'andamento dei listini europei e lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi ha chiuso la giornata a quota 471 punti base, contro i 484 punti dell'apertura con un rendimento che si attesta nel finale al 6,50%, in calo dal 6,62% dell'avvio.
Il Bollettino Bankitalia stima inoltre che il rapporto tra deficit e Pil si sia collocato al 3,8% quest'anno, in netto calo rispetto al 4,6% del 2010, e in linea con le previsioni del governo. Restano invece negativi i dati sull'occupazione visto che «in ottobre e in novembre vi sarebbero stati una riduzione degli occupati e una ripresa del tasso di disoccupazione, che tra i più giovani ha raggiunto il 30,1%».
 

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