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Elettronica o semplificata: la fatturazione cambia veste

Conto alla rovescia per la seconda rivoluzione della fattura. Il 1° gennaio scatteranno modifiche riguardanti i contenuti, le modalità, i termini e l’area delle operazioni assoggettate all’obbligo di emissione del documento. Inoltre diventerà più semplice la fatturazione elettronica e arriverà la fattura semplificata, una versione light utilizzabile per le transazioni di importo modesto.

Queste e altre novità in materia di Iva sono contenute nell’art. 1 del dl n. 216 dell’11 dicembre 2012, il cosiddetto decreto salva-infrazioni pubblicato in G.U. n. 288 dell’11 dicembre) che recepisce le disposizioni della direttiva 2010/45/Ue del 10 luglio 2010. Vediamo le principali innovazioni, precisando che hanno effetto per le operazioni «effettuate» a partire dal 1° gennaio 2013.

È da osservare che, indipendentemente dalla sorte delle norme introdotte dal decreto (destinato alla decadenza), che dovrebbero confluire nella legge di stabilità, si tratta di novità in gran parte previste da disposizioni comunitarie precise e incondizionate, dunque direttamente applicabili in assenza di recepimento.

Il restyling della fattura. L’art. 1 del dl 216/2012, nel riformulare i primi sei commi dell’art. 21 del dpr 633/72, introduce anzitutto la definizione di «fattura elettronica», prevedendo che è tale la fattura che è stata emessa e ricevuta in qualunque formato elettronico, e aggiunge che il ricorso alla fattura elettronica è subordinato all’accettazione del destinatario.

Ma soprattutto stabilisce ora che l’autenticità dell’origine e l’integrità di contenuto della fattura elettronica possono essere garantite non solo mediante idonei sistemi di trasmissione elettronica dei dati (EDI) oppure mediate firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente, come previsto sinora, ma anche mediante sistemi di controllo di gestione che assicurino un collegamento affidabile tra il documento e la sottostante cessione o prestazione, dando in sostanza mano libera alle imprese in ordine alle modalità da adottare a garanzia della genuinità della fattura elettronica.

Viene inoltre precisato che la fattura, cartacea o elettronica, si considera emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del destinatario.

Sul versante della conservazione, non più «archiviazione», come singolarmente diceva sinora il terzo comma dell’art. 39 del dpr 633/72, la nuova versione di questa disposizione prevede che:

– le fatture elettroniche sono conservate in modalità elettronica;

– le fatture create in formato elettronico e quelle cartacee possono essere conservate elettronicamente.

In merito alle modalità di conservazione, quindi, la distinzione non è più basata sulle modalità di trasmissione/ricezione della fattura, ma sulla nozione di «fattura elettronica» come sopra definita.

Questo aspetto necessita di chiarimenti, perché il consenso del destinatario alla fattura elettronica determina, anche per quest’ultimo, l’obbligo di conservare il documento elettronicamente: se è vero che, ai fini della qualificazione della fattura come elettronica, il formato è irrilevante, anche la fattura ricevuta in file pdf, qualora il destinatario abbia manifestato accettazione, dovrebbe essere conservata in modalità elettronica. Occorre quindi evitare il rischio di complicazioni.

Passando ai contenuti della fattura, dal nuovo comma 2 dell’art. 21 emergono le seguenti innovazioni:

– non è più prevista la numerazione progressiva «per anno solare», ma una numerazione che identifichi la fattura in modo univoco; pertanto non parrebbe più possibile che due fatture, seppure emesse in anni diversi e quindi differenziate nella data, siano contrassegnate dal medesimo numero progressivo;

– se il cessionario/committente è un soggetto passivo stabilito in Italia o in altro paese Ue, che agisce in tale veste, occorre indicare in ogni caso sulla fattura il relativo numero di partita Iva;

– se il cessionario/committente non agisce in veste di soggetto passivo ed è residente/domiciliato in Italia, occorre indicare invece il codice fiscale;

– le fatture relative a operazioni interne sottoposte al meccanismo del «reverse charge», per esempio prestazioni dei subappaltatori edili, cessioni di oro, cessioni di rottami ecc., devono recare l’annotazione «inversione contabile» (in questo senso sono stati modificati il quinto comma dell’art. 17 e il settimo comma dell’art. 74 del dpr 633/72)

– le fatture emesse dal cessionario/committente in virtù di un obbligo proprio devono essere qualificate come «autofattura» (comma 6-ter dell’art. 21).

La fattura semplificata. Un’interessante novità, diretta ad agevolare soprattutto le imprese che effettuano un gran numero di transazioni di importo limitato, è contenuta nel nuovo articolo 21-bis. Questa disposizione introduce la possibilità di emettere la fattura in modalità semplificata, qualora l’importo complessivo non superi 100 euro, nonché, indipendentemente dall’ammontare, per le fatture rettificative di cui all’art. 26 del dpr 633/72 (ovverosia le note di variazione).

La fattura semplificata deve contenere le seguenti indicazioni:

– la data di emissione;

– il numero progressivo che la identifichi in modo univoco;

– i dati identificativi del cedente/prestatore, dell’eventuale rappresentante fiscale o stabile organizzazione, compreso il numero di partita Iva;

– i dati identificativi del cessionario/committente, dell’eventuale rappresentate fiscale o stabile organizzazione; in alternativa, se si tratta di soggetti (anche privati) stabiliti nel territorio dello stato, può essere indicato il numero di partita Iva o il codice fiscale, mentre se si tratta di soggetti passivi stabiliti in altri paesi dell’Ue può essere indicato il numero di partita Iva;

– la descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi;

– l’ammontare del corrispettivo complessivo e dell’imposta incorporata, ovvero dei dati che permettono di calcolarla;

– nel caso delle note di variazione, il riferimento alla fattura rettificata e le indicazioni specifiche che vengono modificate.

Le semplificazioni che caratterizzano la fattura «light», dunque, sono essenzialmente tre:

– la possibilità di omettere i dati (nome, cognome, denominazione, indirizzo ecc.) del cliente nazionale o comunitario e di identificarlo con il solo numero di partita Iva o (per i privati italiani) di codice fiscale;

– la possibilità di indicare in modo più generico l’oggetto dell’operazione, non essendo specificamente richiesto di riportare la natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi, ma la descrizione;

– la possibilità di indicare l’importo complessivo lordo, specificando l’importo dell’Iva incorporata oppure soltanto l’aliquota (si veda l’esemplificazione nella pagina seguente). Non è consentito ricorrere alla fattura semplificata per le seguenti operazioni:

– cessioni intracomunitarie di cui all’art. 41, dl 331/93,

– cessioni e prestazioni di cui all’art. 21, comma 6-bis, lett. a), dpr 633/72, ossia operazioni non soggette a Iva per carenza del requisito territoriale effettuate nei confronti di soggetti passivi tenuti al pagamento dell’imposta in altro stato membro.

Con decreto ministeriale, il limite di valore per l’emissione della fattura semplificata può essere elevato fino a 400 euro, e può essere rimosso per particolari tipologie di operazioni.

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