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Elettricità, l’Italia resta maglia nera

Migliora leggermente la bolletta energetica delle imprese italiane. Nell’arco degli ultimi dodici mesi il costo del gas naturale per forniture industriali ha fatto registrare un calo del 7,4% mentre quello dell’energia elettrica una flessione del 3,4 per cento. Nonostante questi progressi il manifatturiero continua a soffrire per quella che si conferma essere la bolletta elettrica più cara d’Europa. Lungo lo Stivale il costo di un kWh è di 15,72 eurocent (Iva esclusa), più cara di almeno un terzo rispetto a quanto paga una media impresa di Spagna, Portogallo e Regno Unito. Qui il costo al chilowattora è intorno ai 10 eurocent. Meglio poi non pensare ai listini applicati in Finlandia, Francia e Olanda o nell’Est Europa dove la bolletta elettrica praticamente si dimezza o quasi. È quanto rivela l’Indagine internazionale sui costi dell’energia elettrica e del gas naturale 2012-2013, realizzata da Nus Consulting group, società di ricerca e analisi internazionale che ha realizzato lo studio comparato sul trend dei costi energetici mondiali.
«A livello europeo il costo medio dell’elettricità trattato sulle piattaforme è sceso tra il 15 e il 18% – sottolinea Claudio Enriquez, ad di Nus Consulting Italia -. Sono gli incentivi per le fonti rinnovabili che, soprattutto in Italia e Germania, spingono all’insù i prezzi. I cali rilevati, inoltre, sono stati vanificati dagli aumenti dei costi di dispacciamento, degli oneri di sistema (includono la componente A3 ndr) e di trasmissione». Lo studio evidenzia come nella locomotiva d’Europa all’aumento di questi oneri ci sia stata una riduzione del 20% nel costo della materia prima per l’energia. Nonostante ciò i prezzi hanno visto un’impennata del 18% in un anno. Un trend, evidenzia lo studio, che proseguirà dopo elezioni di settembre mentre il discusso onere per le rinnovabili subirà una riduzione. Non sarà lo stesso in Italia dove la domanda interna è attesa in discesa. «Ciò comporterà aumenti dei costi fissi di dispacciamento, trasmissione e distribuzione e, in modo particolare, degli oneri di sistema – continua Enriquez -. Costi che dovranno essere ripartiti su una quantità minore di energia elettrica consumata, con un aggravio di spesa per gli utenti».
Per le imprese più energivore, quelle con un consumo annuo di almeno 2,4 GWh, sono invece in arrivo buone notizie. Con la delibera 340 dello scorso 25 luglio, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas infatti ha stabilito l’efficacia, dal 1° luglio 2013, dello sconto sugli oneri di sistema, dove la componente A3 per le rinnovabili vale il 90%, compreso tra il 15 e il 60 per cento. Con un altro documento per la consultazione, il 329 sempre del 25 luglio, l’Autorità ha poi delineato anche le possibili modalità operative per la gestione delle agevolazioni tariffarie. Il Ministero dello Sviluppo economico stima per medie e grandi imprese un risparmio in bolletta di circa 600 milioni anno. «Per i clienti più energivori il prezzo al kWh calerebbe a circa 12 eurocent» ipotizza Davide Chiaroni, vice direttore e Co-founder dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano. A questo punto molto probabilmente la Germania potrebbe diventare il paese con la bolletta elettrica più costosa.
Non mancano nazioni dove i ribassi sono stati particolarmente favorevoli alle imprese. È il caso dell’Austria dove l’elettricità ha fatto segnare un -8,5% su un prezzo al kWh che è quasi la metà di quello italiano. Una convenienza da attribuire alla caduta dei prezzi all’ingrosso quotati alla Borsa elettrica tedesca. Dopo le elezioni in Germania, forse, si potrebbero verificare degli aumenti di questa utility.
Trend in calo (-6,2%) anche in Belgio, mercato che ha visto il sommarsi di diversi fattori favorevoli: oltre a una produzione elettrica in eccesso, una caduta dei prezzi dei certificati verdi e dell’import di carbone dagli Usa che ha abbassato i prezzi di produzione. Il ritorno in produzione di due centrali nucleari porterà a una generale riduzione, si legge nello studio, dei costi dell’elettricità. Poco più di tre quarti dell’elettricità francese è prodotta in centrali nucleari. Ciò nonostante il prezzo medio è salito dell’8% in seguito alla politica governativa di aumentare i prezzi vincolati per traghettare i consumatori verso il mercato libero. Molto probabilmente nel prossimo triennio le tariffe cresceranno del 5% l’anno, arrivando al livello di mercato e facendo entrare il Paese nell’era della liberalizzazione.
Capitolo a parte per Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, Paesi impegnati ad attrarre investimenti esteri. Nel primo Paese le bollette hanno segnato un taglio del 13% mentre gli altri due, monitorati per la prima volta da Nus, le tariffe, intorno ai 9 eurocent, sono di assoluta convenienza «con uno spread di quasi il 40% rispetto a quelle italiane» rimarca Enriquez.

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