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Elettricità con più concorrenza

di Jacopo Giliberto

La liberalizzazione dell'energia piace ai consumatori italiani. «Più di 4 milioni di famiglie e 1,6 milioni di piccole e medie imprese hanno cambiato fornitore di elettricità tra il luglio del 2007 e lo scorso 31 dicembre», dice Guido Bortoni, alla prima uscita pubblica (meglio, semipubblica) dopo il suo insediamento a presidente dell'Autorità dell'energia, insediamento avvenuto mercoledì. Ieri Bortoni ha partecipato alla seduta istitutiva del Forum sulla politica europea dell'energia e del clima organizzato dall'università Bocconi e dalla Commissione europea, rappresentata dal vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani. Investire, investire nell'energia e nella ricerca è la ricetta per ridare competitività proposta da Tajani nella sessione del forum aperta al pubblico.

L'università e la Commissione Ue hanno infatti deciso di tenere un confronto permanente, a partire dal rilancio della competitività europea e sul futuro del mercato elettrico, che potrebbe mettere in crisi il modello organizzativo adottato dodici anni fa con il decreto Bersani di riassetto. Al forum partecipano tutte le aziende e gli esperti del settore.

«Il forum – spiega il rettore Guido Tabellini – si propone quale strumento per contribuire efficacemente a indirizzare e governare i processi evolutivi in corso grazie a momenti di scambio e confronto tra i diversi stakeholder».

«La politica industriale Ue punta a difendere la leadership nella green tech partendo dalla realizzazione di un vero mercato europeo dell'energia», aggiunge Tajani.

Il punto di partenza è capire il processo di liberalizzazione a partire dai dati di fatto: i dodici anni dal decreto Bersani. Che cos'è accaduto in questi anni? In primavera sarà presentato uno studio della Bocconi su commissione dell'Assoelettrica. Lo studio è base del confronto. Anche se non è ancora completo, ci sono già alcune indicazioni di lavoro. La liberalizzazione elettrica è stata aiutata dal cambiamento tecnologico delle tecnologie ad alta efficienza del "ciclo combinato a gas", che hanno soppiantato le centrali convenzionali e hanno consentito investimenti importanti in Italia. Da paese sotto blackout, l'Italia si è dotata delle centrali più moderne d'Europa e tra il 2004 e il 2009 abbiamo aggiunto 3mila megawatt in più l'anno. La transizione verso il mercato aperto si è rivelata complessa prima che si organizzasse la borsa elettrica e che i mercati energetici prendessero una configurazione stabile.

Se il passato è in qualche misura brillante, il domani – si sono detti nella sessione a porte chiuse – desta ancora preoccupazioni. I problemi non mancano, come i vincoli al mercato del metano (che si riverberano sul settore elettrico, il quale brucia gas) e come le reti di alta tensione ancora inadeguate, che soffocano le centrali e costringono le aziende elettriche a soffrire sui conti. E problemi come – sottolinea lo studio – lo squilibrio degli incentivi alle fonti rinnovabili di energia, i quali possono distorcere il mercato.

I dati nuovi dell'Autorità dell'energia danno indicazioni interessanti. «Per effetto delle dinamiche delle liberalizzazioni, nel settore elettrico italiano – commenta Bortoni – si riscontra uno sviluppo crescente della concorrenza nel mercato all'ingrosso, con ricadute positive anche per il mercato al dettaglio». Con il 14,2% di famiglie e il 17,4% delle imprese che hanno cambiato fornitore elettrico, l'Italia è il paese europeo più aperto alla competizione sul chilowattora.

Un cenno allarmante sul futuro viene dall'Unione petrolifera: i prezzi del petrolio spingono la bolletta energetica italiana. Nel 2010 il costo pagato dal nostro Paese per approvvigionarsi di energia all'estero è stato di 51,7 miliardi, 9,3 miliardi in più rispetto al 2009. Ma il peggio sembra dover ancora arrivare. Secondo le stime dell'Unione petrolifera, il 2011 potrebbe infatti segnare un ulteriore incremento, salendo a 60,4 miliardi. Cifra mai toccata prima.
 

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