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Elenchi black list senza trasferte

di Franco Cornaggia e Norberto Villa

Note spese dei dipendenti escluse dalla comunicazione black list. A patto che siano considerate come una componente del costo del lavoro. Le medesime spese poste in essere dall'imprenditore individuale o dal professionista sono invece ancora nel dubbio. Queste le conclusioni che possono trarsi dalla lettura dalla risposta 1.2 della circolare 2/E del 28 gennaio 2011.

Quest'ultima, a ridosso del termine entro cui inviare le comunicazioni correttive relative al 2010 senza sanzioni, ha offerto una serie di indicazione ai casi ancora in dubbio riguardanti le operazioni rilevanti al fine della comunicazione nonché le modalità operative da adottare.

Uno dei punti critici che da subito erano stati segnalati riguardava la rilevanza o meno delle spese sostenute per l'acquisto di servizi in un paese black list da parte del dipendente ivi inviato in trasferta o anche dall'imprenditore (o professionista) che si reca in tali luogo.

La risposta è giunta per metà e per di più lasciando il dubbio che l'esclusione o meno delle spese dei dipendenti sia da collegare alle modalità di contabilizzazione delle stesse. Trattasi della classiche spese di viaggio quali, a titolo di esempio, quelle sostenute per i trasporti, il vitto, l'alloggio e simili la casistica può essere così esemplificata.

– Caso 1. Alfa srl invia in trasferta il proprio dipendente Rossi presso un cliente in Svizzera. La trasferta è programmata per 4 giorni. Per procedure interne aziendali il dipendente sostiene tutte le spese di trasferta e poi chiederà il rimborso delle stese mediante presentazione della nota spesa. La società contabilizza la nota spese del dipendente e non i singoli documenti a eccezione del caso in cui le spese siano certificate da fattura.

– Caso 2. Rossi imprenditore individuale si reca in trasferta presso un proprio cliente in Svizzera. La trasferta è programmata per 4 giorni. Rossi (chiaramente) sostiene tutte le spese di trasferta mediante utilizzo di contanti e altre modalità di pagamento (carta di credito) appoggiati al conto corrente dell'impresa. Rossi contabilizzerà poi tali documenti nella sua contabilità

La circolare 2/E ha cercato di chiarire la prima delle due situazioni (si veda il testo della risposta in tabella).

La precisazione richiesta mirava a ottenere un chiarimento definitivo circa l'irrilevanza delle spese sostenute direttamente dal dipendente in trasferta.

La risposta in prima battuta offre una risposta positiva (per il contribuente) prevedendo che «sono escluse dall'ambito applicativo di tale adempimento le prestazioni di servizi (per esempio prestazioni di trasporto, prestazioni alberghiere, ecc.) di cui fruisce il dipendente in occasione di trasferte in paesi a regime fiscale privilegiato».

Si deve sottolineare come l'esclusione dell'obbligo non risulta in alcun modo ricollegata alla tipologia di documento richiesto dal dipendente per certificare il corrispettivo sostenuto. Inoltre la risposta fa riferimento alle prestazioni di servizi in quanto per le cessioni- acquisti di beni effettuati estero su estero l'esclusione della comunicazione è generalizzata e ciò risolve un altro caso tipico che può verificarsi nel corso della trasferta quale quello dei rifornimenti di carburante (si vedi altro articolo in pagina). Ma vi è un altro punto della risposta che deve essere considerato (oltre al riferimento alla contabilità). La circolare esclude la rilevanza ai fini della comunicazione delle prestazioni di servizi di cui fruisce il dipendente in occasione di trasferte in paesi a regime fiscale privilegiato «in tutti i casi in cui dette spese, di regola, di importo esiguo, siano correttamente classificate nel costo del personale secondo i principi contabili adottati dall'impresa».

Non è chiaro il riferimento all'importo esiguo dello stesse. Così come indicato potrebbe portare a ritenere che l'esclusione sia da correlare all'importo esiguo delle stesse ma ciò non può essere. O vi è l'obbligo di inserire tale tipologie di operazioni o non vi è invece quest'obbligo: non possono esservi tesi alternative. Ciò in quanto l'obbligo di comunicazione si riferisce ad alcune operazioni identificate in base alla natura e allo stabilimento delle controparti della stessa, ma non vi è mai alcun riferimento all'importo delle stesse. La norma (purtroppo) non ha stabilito alcun limite tanto che quando un'operazione è rilevante ai fini della comunicazione per la sua natura lo è sia se di importo di 10 euro che se di importo di 10 mila euro.

Ma se la norma nulla prevede sul punto non si può ritenere che esista invece un limite di importo solo con riguardo alle spese di trasferta. Importo che per di più nemmeno la prassi specifica in quanto si limita ad utilizzare il termine «esiguo» di difficile coniugazione pratica.

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