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“Electrolux rimane accordo eccezionale senza licenziamenti e con la solidarietà”

Accordo fatto per l’Electrolux. L’intesa è stata raggiunta ieri al ministero dello Sviluppo economico e sarà firmata oggi a Palazzo Chigi. La multinazionale svedese degli elettrodomestici non andrà a produrre in Polonia. Resteranno attivi tutti i quattro stabilimenti italiani. Salvi i seimila posti di lavoro. Per ridurre il costo del lavoro si farà ricorso ai contratti di solidarietà che con il “decreto Poletti” sono stati incentivati. L’azienda investirà 150 milioni di euro nel quadriennio 2014-2017 in innovazione per rendere competitive le fabbriche. «Un importante accordo », è stato il commento del premier, Matteo Renzi.
«È un risultato eccezionale: nessun esubero e nessun licenziamento. Solo alcuni mesi fa eravamo davanti a ben altro scenario con la multinazionale svedese pronta a un disimpegno strategico nel nostro paese e con non meno di 1.500 lavoratori in eccedenza». Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, ha appena siglato, con i sindacati, l’azienda, e le Regioni il protocollo per il rilancio della Electrolux in Italia.
Ministro, l’accordo sembra basarsi su un vecchio slogan sindacale degli anni 70: “Lavorare meno, lavorare tutti”. Può diventare questa la via italiana per salvare la presenza dell’industria?
«Non è proprio così. L’intesa è stata raggiunta grazie al grande senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte. Da questo punto di vista è un accordo decisamente innovativo, rappresenta un cambio culturale significativo: i lavoratori fanno i sacrifici, l’azienda mantiene la sua presenza in Italia e investe in innovazione, governo e enti locali mettono in campo misure a sostegno di questo progetto».
In ogni caso il governo, ed è una novità, scommette sui contratti di solidarietà aumentando le risorse per rafforzare la decontribuzione (dal 25 al 35%) e dunque far scendere il costo del lavoro a carico dell’impresa. È una scelta strategica?
«Di certo non è una misura ad hoc per l’Electrolux. Accanto al poderoso sostegno previsto dal decreto Poletti per i contratti di solidarietà è previsto pure un importante sostegno dello Sviluppo sotto forma di finanziamenti agevolati per gli investimenti in innovazione e tecnologia».
A quanto ammontano?
«Per circa 2/3 dei 150 milioni che Electrolux investirà nel quadriennio si potrà ricorre a finanziamenti agevolati o a fondo perduto anche con il contributo delle Regioni».
Considerando la conclusione della vertenza Electrolux, non poteva andare diversamente anche quella Fiat? Ridirebbe che “la Fiat è un’azienda privata a fa quello che vuole” dopo la decisione del Lingotto di spostare la sede legale in Olanda?
«In quella occasione forse sono stata troppo tranchant. Ciò che volevo dire è che queste sono aziende private e che non possono essere trattenute forzatamente. Quel che può fare il governo, ed è quello che abbiamo fatto nel caso Electrolux, è creare le condizioni perché le industrie rimangano in Italia».
Si dimostra anche che non è necessario tagliare le retribuzioni.
«Electrolux ottiene una riduzione del costo dell’ora lavorata, si riduce il gap con i costi della Polonia ma non si azzera di certo la differenza. Un risultato che è stato possibile grazie allo sforzo di tutti. Ciascuno ha messo un chip sul tavolo ».
I sindacati si sono ridotti i permessi: un’apripista per tagliare i permessi nel pubblico impiego?
«Non vedo il collegamento. È stato un atto di estrema responsabilità da parte dei sindacati».
Dunque non va ridotto il ruolo dei sindacati, come sostiene il presidente del Consiglio Renzi?
«Il sindacato può svolgere un ruolo molto importante, come questo caso dimostra. In questa trattativa ci sono stati anche momenti drammatici, ma il sindacato è sempre stato pervicace- mente attaccato all’idea che alla fine fosse possibile una mediazione».
Questo sembra un peana ai sindacati. O no?
«Sono di estrazione metalmeccanica, un settore nel quale è consuetudine trattare con le organizzazioni sindacali. Questo dell’Electrolux è un bel esempio di come possa svilupparsi una trattativa».
Sul suo tavolo ci sono dossier che riguardano centinai di imprese e di territori in crisi. Lei pensa che Termini Imerese, abbandonata dalla Fiat, abbia un futuro industriale?
«Penso di sì. Mi pare che ci siano proposte per la riconversione del sito concrete e solide».
Quali?
«Ne parleremo a tempo debito».
Considera seria la proposta degli indiani di Jindal per la Lucchini?
«Sì. Spendere soldi per fare la due diligence è un ottimo punto di partenza».
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