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Electrolux compra negli Usa GE Appliance Sfida a Whirlpool, i riflessi sui siti italiani

Se è vero che il diavolo si nasconde nei dettagli vale la pena ricordare che il Ceo della Electrolux è un manager americano, Keith McLoughlin. E il caso vuole che ora la multinazionale svedese abbia deciso di puntare proprio sul Nord America. L’ha fatto con un’acquisizione — di cui si parlava già prima dell’estate — per la quale ha speso 3,3 miliardi di dollari portandosi a casa la General Electric Appliance, la divisione elettrodomestici della conglomerata americana con sede nel Kentucky, 9 stabilimenti e 12 mila dipendenti. Con questa mossa gli svedesi rispondono all’acquisizione dell’Indesit da parte della statunitense Whirlpool e guardano con grande interesse al mercato americano, che cresce più di quello europeo e dove la politica obamiana a favore dell’industria nazionale ha in qualche modo reso più difficile la vita a coreani e cinesi. E’ evidente come nel settore del bianco sia iniziato un nuovo giro di concentrazioni con i due big occidentali che tentano di sbarrare la strada agli asiatici, capeggiati dalla coreana Samsung. Ed è singolare che in questa disfida scandinavo-americana la Whirlpool scelga di focalizzare le risorse su alcuni Paesi europei dove la Indesit vanta un’ottima tradizione (Russia, Gran Bretagna e Italia) e invece Electrolux individui un’opzione che va in una direzione radicalmente diversa. Di sicuro annettendosi General Electric e potendo usare ancora il marchio gli svedesi comunque fanno proprio un pezzo della più genuina tradizione industriale Usa. E pareggiano la quota di mercato (circa il 40%) detenuta dai concorrenti. Quando si parla di concentrazione nel bianco è d’obbligo guardare ai riflessi in Italia, dove sono stati raggiunti di recente due accordi di riorganizzazione estremamente complessi, alla Electrolux (in maggio dopo 150 ore di sciopero) e alla Indesit nel dicembre 2013 prima che fosse venduta. «L’acquisizione americana non dovrebbe sconvolgere gli equilibri produttivi del gruppo e men che mai rimettere in discussione l’intesa di Pordenone» dichiara Gianluca Ficco, coordinatore nazionale della Uilm per il settore elettrodomestici. Però è evidente che gli svedesi avranno bisogno di generare maggiori risorse per finanziare l’acquisizione GE e comunque l’ipotesi che sia la fabbrica di Solaro sia quella di Porcia potessero produrre anche per il mercato americano a questo punto va a farsi benedire. Più in generale lo spostamento di focus dell’Electrolux verso il Nuovo Continente qualche elemento in più di preoccupazione lo genera. E se ne è fatto interprete ieri il governatore del Veneto, Luca Zaia, sostenendo che c’è bisogno di un chiarimento «sui contenuti dell’operazione GE e sulle conseguenze» per gli stabilimenti nordestini.
La notizia di ieri avrà comunque l’effetto di accelerare la riflessione sulle ricadute del passaggio dell’Indesit nel gruppo Whirlpool. Siccome esiste il fondato rischio di sovrapposizioni produttive e di ristrutturazioni della manodopera si attende da parte del gruppo americano, che in Italia ha il suo quartier generale a Comerio (Varese), la stesura del nuovo piano industriale. «Per quanto ci riguarda — aggiunge Ficco — chiediamo che l’accordo firmato a suo tempo con la Indesit al ministero dello Sviluppo economico venga rispettato anche dai nuovi proprietari». Una dichiarazione che tradisce qualche preoccupazione e che in qualche modo richiama l’attenzione del governo fino a sollecitare un incontro formale con i vertici Indesit a Roma. Tema: lo stato di attuazione dell’intesa del dicembre 2013.

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