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Ei Towers, prospetto carente e mercato informato in ritardo Ecco le accuse della Procura

Quando una società vuole lanciare un’offerta pubblica di acquisto su un’altra azienda quotata deve stare attenta anche ai minimi dettagli. E i legali di Ei Towers non sembra lo abbiano fatto quando hanno promosso l’Opa su Rai Way. Avrebbero dovuto seguire tutti i rimandi già contenuti nel prospetto informativo pubblicato in occasione dello sbarco in Borsa di Rai Way e relativi alla “contendibilità” della società. Solo così avrebbero potuto informare correttamente il mercato sul tipo di offerta lanciata il 24 febbraio scorso. Il motivo è semplice: visto che Rai Way non era “contendibile”, delle due, l’una: o Ei towers sapeva che il Tesoro voleva cedere la maggioranza (detiene il 65,5% del capitale di Rai Way); o, se non lo sapeva, doveva avvisare il mercato nelle premesse dell’offerta che la Rai aveva espresso la volontà di mantenere il 51% del capitale, rendendo di fatto impossibile il raggiungimento della soglia d’Opas del 66%, indicata come obiettivo. Non fare nessuna delle due comunicazioni, secondo la procura di Milano, ha portato il cda di Ei Tpwers a sviare il mercato e a subire l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di aggiotaggio.

Dei rischi legati alla non “contendibilità” di Rai Way se ne parla nel paragrafo 4.1.16 a pagina 87 del prospetto pubblicato per la quotazione in Borsa. Qui, come in una caccia al Tesoro, inizia la serie di rimandi per capire se e come la Rai può cedere le quote della propria controllata. «Per informazioni sulle modalità di trasferimento della partecipazione azionaria di Rai nel capitale sociale dell’Emittente, si rinvia alla Sezione Prima, Capitolo VI, Paragrafo 6.1.5.8 del Prospetto». Si arriva così a pagina 162 dove si trova il Dl del 24 aprile 2014 il quale prevede che «Rai spa può procedere alla cessione sul mercato di quote di Rai Way, garantendo la continuità del servizio erogato. Le modalità di alienazione sono individuate con decreto del Presidente del consiglio dei ministri».
E dunque per collocare in Borsa il 35% del capitale la Rai «in data 8 maggio 2014 notifica alla Presidenza del Consiglio l’intenzione di procedere all’Offerta Globale». Il governo ha risposto, come richiesto dalla legge, con un decreto (Dpcm), datato 2 settembre 2014, «recante i criteri e le modalità di dismissione della partecipazione detenuta indirettamente dal Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale di Rai Way Spa». Tra le premesse del decreto compare la frase che, secondo la procura, non lascia alibi ad Ei Towers: «L’opportunità di mantenere allo stato in capo a Rai, a garanzia della continuità del servizio erogato da Rai Way a Rai medesima, una quota di partecipazione sociale nel capitale di Rai Way non inferiore al 51%». Questa frase nei comunicati di Ei Towers appare solo una decina di giorni dopo il lancio dell’offerta. Troppo tardi.
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