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Effetto virus: tutti i trend 2020 nelle province

Dal reddito di cittadinanza – i cui assegni, in Italia, sono cresciuti in media del 21,23% ogni mille abitanti – ai prezzi delle case, crollati vistosamente. Passando per i boom delle ore di cassa integrazione e l’aumento delle imprese che hanno deciso di investire nel canale digitale (+14,6% in Italia).

Per evidenziare e comprendere meglio l’impatto della pandemia che ha sconvolto il 2020 – e inevitabilmente influito sulla la qualità della vita – l’indagine ha stretto il focus su 25 dei 90 indicatori, tutti aggiornati al 2020 (tra il 30 giugno e ottobre), in particolare prendendo in esame la loro variazione nel corso di quest’anno o, in alternativa, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questi trend, esaminati su base provinciale, non sono stati utilizzati per comporre la classifica finale ma indirettamente la influenzano (le classifiche sono “figlie” di queste recenti evoluzioni). Sono emersi così i numeri che stanno rivoluzionando le nostre vite.

Le impennate

Le cifre a più alto impatto emotivo sono quelle relative al tasso di mortalità rilevato tra gennaio e agosto 2020: rispetto alla media dei decessi registrati nello stesso periodo tra il 2015 e il 2019, su scala nazionale ha fatto segnare un +6 per cento. I picchi di Bergamo (+76,9%), Cremona (+65,8%), Lodi (+59%) e Piacenza (+47,6%) riportano alla mente quanto successo nei giorni tragici di fine febbraio, marzo e aprile, con queste province messe in ginocchio dall’epidemia.

Per il resto, la situazione demografica è in fase di stallo – almeno in base alle statistiche Istat aggiornate a giugno – con nascite in calo e un sostanziale equilibrio nei cambi di residenza tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche che risultano entrambe in netto calo.

L’emergenza economica, testimoniata dal Pil in forte calo, viene tamponata dal reddito di cittadinanza e dall’uso massiccio di cassa integrazione. I contributi destinati alle famiglie meno abbienti (Rdc) sono cresciuti soprattutto nelle grandi città e al Sud. A Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni mille abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati autorizzati il 40,3% in più. Simile la situazione di Roma (+39,9% e una media di 17,6 assegni ogni mille abitanti), Napoli (+36%, 49 assegni) e Palermo (+33% e 51,5 assegni).

Tra gennaio e settembre, poi, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono salite del 5.975% sul territorio nazionale. La situazione è aspra in tutta Italia: nella provincia di Trapani gli ammortizzatori sociali autorizzati – poco più di 27 ore in media per azienda – fanno segnare una crescita record (+98.914%), mentre a Bergamo il tasso di crescita è inferiore (+6.162%), ma le ore autorizzate per singola impresa sono più di 578.

Alcune province hanno incrementato la spesa sociale per l’assistenza domiciliare e il trasporto di anziani e disabili. Lo hanno fatto Bologna, con un aumento pro capite del 53,9%, e Caserta con un +49,8%. Ci sono, tuttavia, territori in cui, tra gennaio e giugno, questa spesa è calata molto rispetto allo stesso periodo 2019: in base a dati ancora provvisori, Napoli fa segnare un -70,6 per cento.

Dinamismo imprenditoriale

Se la cassa integrazione, unita al blocco dei licenziamenti, ha il compito di contenere gli effetti della crisi, ci sono indicatori che evidenziano un rinnovato dinamismo imprenditoriale.

Al netto delle nuove iscrizioni e cessazioni di attività che, tra gennaio e settembre, si bilanciano (anche a livello nazionale: sono in calo rispettivamente del 19,11% e del 17,39%), in alcuni territori si notano espressioni di vitalità nel cogliere le opportunità nascoste nella pandemia. Come l’innovazione e l’accelerazione del business digitale.

In particolare, a Lecco (+30,77%), Prato (+29,69%) , Brindisi (+26,61%), e Matera (+26,23%) sono aumentate le imprese che fanno ecommerce (tra le aziende di commercio al dettaglio), mentre la nascita di nuove start up innovative si concentra a Imperia (+200%) , Viterbo (+66,67%), Arezzo (+54,55%) e Siena (+50%).

È ancora forse troppo presto, invece, per tracciare un quadro affidabile delle attività più colpite dal Covid-19, alcune delle quali vivono le limitazioni in corso, mentre molte sopravvivono grazie ad ammortizzatori e ristori economici dello Stato: dalle librerie ai ristoranti (anche mobili), passando per bar e palestre. Infatti, gli indicatori che fotografano la situazione al 30 settembre, in rapporto ai dati di gennaio, restituiscono una sostanziale stabilità a livello nazionale con ristoranti in aumento dell’1,46% ogni mille abitanti, bar in calo dello 0,39% e palestre in salita del 2,46 per cento.

Litigi in stand by

Una situazione di stallo si vive sul fronte della giustizia: il Covid-19 e il lockdown hanno portato gli italiani a congelare la litigiosità con i procedimenti iscritti in calo. L’immobilismo emerge anche nei tribunali, con un incremento delle cause pendenti e, quindi, dell’arretrato.

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