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Effetto Trump sui mercati: l’euro vola a 1,08

La valuta unica torna sui massimi da metà novembre – In Borsa banche ancora sotto pressione
Rispetto a lunedì, quando Milano ha registrato la peggore performance tra le Borse europee, ieri il primato è spettato la Borsa di Francoforte. L’indice Dax 30 ha perso l’1,25% frenato soprattutto da campioni dell’export. Il peggior titolo del listino è stato Adidas (-3,22%), un colosso che fa più del 70% del suo fatturato fuori dall’Europa, e che non ha tratto certamente beneficio dall’impennata registrata ieri dal cambio euro-dollaro. La moneta unica, che dopo la vittoria di Trump alle elezioni pareva orientata al traguardo della parità con il dollaro, ieri ha rivisto quota 1,08 riportandosi sui massimi da metà novembre. Questa fiammata è stata favorita da alcuni dati macro positivi in Europa (inflazione e Pil dell’area euro migliori del previsto) e negativi negli Stati Uniti (il calo della fiducia dei consumatori e l’indice Pmi per l’area di Chicago). Ma ciò che ha contribuito di più a muovere il cambio è stata la nuova bordata retorica dell’amministrazione Trump. Dopo aver più volte messo nel mirino la Cina, accusata di «manipolare il cambio per favorire le esportazioni» e il Messico sulla questione degli immigrati e del deficit commerciale ieri l’obiettivo si è spostato sull’Europa e nello specifico sulla Germania. Parlando al Financial Times Peter Navarro, nuovo capo del Consiglio nazionale del commercio, ha dichiarato infatti che la Germania sta usando un euro «ampiamente sottovalutato» per avvantaggiarsi sugli Usa e sui suoi partner Ue. Parole che, da una parte riecheggiano le posizioni dei populusti anti-euro, e dall’altra fanno pensare che la nuova amministrazione voglia agire per scongiurare un eccessivo rafforzamento del dollaro.
La Borsa tedesca è stata la peggiore ma anche a Milano non è andata troppo bene. Dopo un lunedì nero che ha visto il Ftse Mib perdere il 2,95% ieri la giornata pareva orientata nella direzione del rimbalzo. Il rialzo della mattinata dell’indice Ftse Mib è stato tuttavia di breve durata e col passare delle ore sono tornate le vendite. Penalizzata dal -2,4% delle banche la Borsa di Milano ha chiuso gli scambi in calo dello 0,9 per cento. A pesare continua ad essere il clima di mercato sfavorevole alimentato dalle dichiarazioni del numero uno della vigilanza bancaria Danielle Nouy che, in un’intervista uscita lunedì su Repubblica, ha detto che il settore deve fare ancora molto sul fronte dello smaltimento dei crediti malati. Parole che hanno confermato la linea dura della vigilanza europea nei confronti delle banche italiane già emersa nella gestione della crisi Mps (si pensi alla richiesta di aumentare la richiesta sull’aumento di capitale da 5 a 8,8 miliardi fatta alla fine dello scorso anno).
Nonostante le enormi svalutazioni fatte dal settore in questi anni (l’ultima quella che ha portato Unicredit a registrare una perdita monstre da 11,8 miliardi di euro) il mercato teme che il peggio non sia alle spalle. Con un’esposizione in “non performing loans” che la Bce a fine settembre calcolava pari a 284,4 miliardi di euro (quasi un terzo dell’intero stock di crediti deteriorati europeo) la sfida è quella di agevolare la loro vendita. In questa direzione pare andare la proposta del presidente dell’autorità bancaria Andrea Enria di una «bad bank» europea. Un’operazione sulla carta giusta ma su cui pesano le mille incognite legate agli interessi nazionali.

Andrea Franceschi

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