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Effetto Tokyo sulle Borse, l’Europa corre

Con il secondo rimbalzo in due giorni (e la terza seduta consecutiva in territorio positivo) le Borse europee arrivano di fatto ad annullare le perdite subite negli ultimi 20 giorni turbolenti. La tensione e la volatilità restano però elevate sui listini in vista dell’appuntamento clou di giovedì prossimo, giorno in cui la Federal Reserve si riunirà per decidere se alzare o meno i tassi di interesse per la prima volta dal 2006.
È sempre la Banca centrale americana che, volente o nolente, condiziona infatti le scelte degli investitori. Anche ieri i mercati parevano spinti da una sorta di euforia che rimbalzava dalle varie parti del globo – il balzo di Wall Street del giorno precedente è stato seguito dal recupero da record di Tokyo (+7,7%, migliore seduta dal 2008) per tornare di nuovo in Europa e a New York in apertura, quasi a disegnare una sorta di spirale positiva in grado di autoalimentarsi – ma hanno subito una brusca frenata quando un nuovo dato Usa sul mercato del lavoro ha rimesso in discussione le teorie che vanno via via formandosi sulle decisioni Fed.
La pressione delle istituzioni (ultima in ordine di tempo la World Bank) e di molti osservatori (sulla carta neutrali) a non rialzare il costo del denaro in una fase di turbolenza come quella attuale pareva avere il sopravvento. Lo stesso Jon Hilsenrath, commentatore del Wsj di solito molto ben informato sulle vicende di Washington, ha sottolineato come il silenzio dietro al quale si è finora trincerata Janet Yellen potrebbe essere interpretato come un segnale di «non azione» da parte della Fed.
Il dato pubblicato nel pomeriggio inaspettatamente forte sulla creazione di nuovi posti di lavoro Usa a luglio (5,8 milioni, secondo le cifre diffuse con il «Jolts report») ha però di nuovo rimescolato le carte, aumentando di nuovo le chance di una stretta e provocando al tempo stesso il rallentamento di Wall Street e il rialzo dei Treasury. L’Europa è riuscita comunque a difendere strenuamente i guadagni che nel primo pomeriggio superavano mediamente i due punti percentuali: Piazza Affari ha chiuso a +0,84%, meglio di Francoforte (+0,31%), ma lontana da Parigi (+1,44%) e Madrid (+1,74%).
Realtivamente più tranquilla la situazione sul mercato del reddito fisso, ormai «calmierato» dall’azione della Bce in acquisto: lo spread fra BTp e Bund decennali ha subito una limatura a 114 punti base e il rendimento del titolo italiano resta all’1,84% (contro i 2,09% del Bono spagnolo). Va semmai rilevato come il Tesoro tedesco abbia fatto molta fatica ieri a collocare i propri titoli sul mercato: dei 4 miliardi di euro di Bund previsti sono stati assegnati soltanto 3,228 miliardi, in una operazione che sotto l’aspetto tecnico non è stata quindi interamente coperta. Non si tratta certo di un fenomeno nuovo, che ricorda come gli investitori non siano sempre disposti ad acquistare bond a lunga scadenza dal rendimento basso, se pur in crescita rispetto al mese precedente (0,69% da 0,61%). Oggi, rimanendo in tema di aste pubbliche, il testimone passerà all’Italia che emetterà 7,5 miliardi di BoT a 12 mesi: c’è da scommettere che l’esito sarà differente, non soltanto per la diversa scadenza dei titoli.

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