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Effetto tassi su borse e banche

Per molti operatori è stata la prima vera seduta dell’anno. Perché messe alle spalle le feste, sui mercati finanziari i volumi sono aumentati. Di conseguenza il rialzo messo a segno ieri dalle Borse e soprattutto dai bond sovrani della periferia dell’Eurozona, va letto con maggiore enfasi. Per la cronaca il Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso a +1,22%, meglio ancora hanno fatto Madrid (+2,93%) e Lisbona (+2,46%) che hanno sovraperformato la media europea (Eurostoxx 50 +1,36%). Mentre Francoforte e Londra hanno guadagnato meno di un punto.
Il mercato dei bond sovrani traccia la stessa linea: il nuovo anno inizia nel segno di una riduzione del gap di rendimenti tra Nord e Sud Europa. Lo dimostra la forte domanda sul primo bond che l’Irlanda ha collocato dopo due anni di pausa seguiti al piano di salvataggio europeo. Offerta: 3,75 miliardi, domanda 14, ovvero 3,7 volte. Il titolo a 10 anni è stato battuto al 3,54%, 165 punti di spread con il rispettivo Bund tedesco.
L’appeal dei bond periferici – i cui tassi reali appaiono ancora più allettanti nell’attuale fase di disinflazione (prezzi al consumo nella zona euro +0,8% su base annua a dicembre) – riguarda in misura diversa anche Spagna (spread con Berlino sceso a 191), Italia (198) e Portogallo (346). Questo ha messo la carica alle Borse della periferia e ai titoli bancari che negli ultimi due anni hanno utilizzato buona parte della liquidità a basso costo messa a disposizione della Bce attraverso due prestiti agevolati (piani Ltro) per acquistare titoli sovrani. Sul listino milanese
strappa al rialzo Bpm (+8%) nel giorno del primo consiglio di sorveglianza dell’era Giarda. Ma gli acquisti hanno premiato anche Bper (+5,42%), Mediobanca (+5,28%), Banco Popolare (+5,59%). Bene UniCredit e Intesa Sanpaolo con progressioni superiori al 3%. Torna a salire Telecom Italia (+4,6%) dopo le indiscrezioni su una possibile mozione dei consiglieri indipendenti al prossimo cda del 16 gennaio per considerare come operazione con parti correlate qualsiasi offerta arrivi su Tim Brasil. I listini europei – che non hanno tratto linfa da quelli asiastici, con gli indici cinesi in ribasso per l’avvio dell’operazione trasparenza dello State Council sullo shadow banking (finanza ombra) e Tokyo in calo dello 0,59% – hanno accelerato sul finale di seduta grazie alle buone notizie arrivate dagli Usa. Il deficit della bilancia commerciale a novembre si è attestato a 34,3 miliardi di dollari, sotto i 40 miliardi stimati dagli economisti. Si tratta dei minimi da ottobre 2009. Questo dato – mosso dalla debolezza del dollaro che ha spinto l’export a stelle e strisce e dal contestuale calo dell’import dovuto all’incremento della produzione di petrolio negli Stati Uniti – ha dato benzina a Wall Street.
Questa sera gli occhi degli investitori sono puntati sulle minute dell’ultima riunione del Fomc (il consiglio direttivo della Federal Reserve) da cui potrebbero emergere ulteriori indicazioni sulla strategia di tapering (avviata a dicembre con una riduzione di 10 miliardi di stimoli su un piano mensile da 85 miliardi). Gli analisti non ritengono improbabile un ulteriore rintocco a marzo e cercano conferme in tal senso proprio dall’analisi “semantica” del rapporto della Federal Reserve. Senza dimenticare che domani invece sarà la volta della Banca centrale europea: si riunisce il primo consiglio del 2014. Manterrà un atteggiamento “wait and see” oppure ci sarà qualche annuncio espansivo? I dubbi restano anche perché l’inflazione in discesa è sempre più lontana da quell’obiettivo del 2% scritto nei trattati europei. In questo scenario incerto l’euro vacilla intorno a 1,36 dollari. Livello da molti considerato molto distante da quello che sarebbe il valore corretto.

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