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Effetto South Stream in Borsa

Una commessa miliardaria- quella per la costruzione di South Stream, un gasdotto per collegare la Russia all’Ue – andata in fumo. E per Saipem a Piazza Affari son dolori. Il titolo della compagnia petrolifera (controllata da Eni) ha ceduto ieri il 10,89%, bruciando circa 500 milioni. A nulla è servito il comunicato con cui la società spiega di «non aver ricevuto alcuna comunicazione di formale interruzione del contratto dal cliente South Stream Transport Bv». Di conseguenza, recita il comunicato, «l’attività operativa è pertanto in corso» anche perché «le modalità di interruzione dei lavori e di eventuale cancellazione sono disciplinate contrattualmente».
Un’eventuale forma di indennizzo per l’interruzione del contratto non varrebbe tuttavia a compensare interamente la perdita di business visto che, come nota Mediobanca Securities, l’azienda ha ricevuto complessivamente ordini per circa 2,5 miliardi di euro nel primo semestre del 2014 relativamente al progetto per il gasdotto. Gli analisti della banca milanese valutano di conseguenza negativamente gli ultimi sviluppi e ritengono che la cancellazione dei contratti di South Stream potrebbe «implicare una revisione al ribasso di circa il 20-25%» delle stime di Ebit per il 2015, attualmente comprese in una forbice tra i 900 milioni e il miliardo. Su Saipem si sono espressi anche gli analisti di Intermonte che hanno emesso una raccomandazione di «underperform» sebbene il target di prezzo, fissato a 12,5 euro, rimanga nettamente superiore alle quotazioni attuali (10 euro).
Poi c’è Goldman Sachs che ha ridotto il prezzo obiettivo della società a 13,8 euro da 14,2 euro evidenziando che il progetto South Stream contribuisce all’11% del portafoglio ordini del gruppo e potenzialmente al 21% dell’Ebitda dell’azienda atteso al 2015. Anche Citigroup ha rivisto al ribasso (11,5 euro) il prezzo obiettivo. Gli investitori si sono concentrati sulle parole della vigilia del presidente russo Vladimir Putin («Se l’Europa non vuole realizzarlo, non verrà realizzato») e del ceo di Gazprom (socia al 50% di South Stream), Alexey Miller («Il progetto è finito»).
La mossa di Putin, che tuttavia secondo alcuni analisti potrebbe essere solo tattica e non comportare davvero una rinuncia definitiva al progetto, ha rappresentato dunque per Saipem l’ultima batosta di un anno orribile che ha visto il gruppo perdere circa il 50% nel giro di pochi mesi, passando dal massimo di 20,85 euro toccato il 20 giugno scorso ai 10 euro di queste ore. Solo «i prossimi giorni e le prossime settimane ci diranno se l’annuncio del presidente Putin sarà definitivo», ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Le azioni di Eni – socia al 20% di South Stream Transport Bv, joint venture incaricata di costruire e gestire la tratta offshore nelle acque del Mar Nero – sono invece salite dello 0,7%. Qualche settimana fa l’ad di Eni, Claudio Descalzi, ha chiarito che l’investimento massimo che la società è disposta ad allocare sul South Stream è pari a 600 milioni di euro. La cancellazione del progetto non avrà impatto rilevante per Eni – a detta degli analisti di Websim – se non quelli indiretti tramite la controllata Saipem. La notizia ha poco impattato anche sugli altri soci europei del progetto South Stream, vale a dire la francese Edf e la tedesca Wintershall, entrambe al 15%. Le azioni di Edf hanno guadagnato lo 0,4%, la tedesca Basf (che controlla Winthershall) è salita dell’1,25%, mentre è caduto del 7,4% il produttore d’acciaio tedesco Salzgitter. In controtendenza Bp (+3%) sui rumors (non confermati) di un possibile interessamento da parte della rivale Shell.
Intanto ieri – tensioni sui petroliferi a parte – i listini europei hanno archiviato una seduta positiva (se si esclude il -0,3% di Francoforte, Piazza Affari è salita dello 0,48%). Le Borse non hanno risentito dei dati macro negativi: a ottobre i prezzi alla produzione dell’Eurozona sono calati dello 0,4%. A dir la verità, ci troviamo in una fase in cui le cattive notizie non sempre fanno male ai mercati azionari. Per il semplice motivo che più si rincorrono, più mettono alle strette la Banca centrale europea nel dover intraprendere nuove azioni di politica monetaria. A questo punto i mercati si aspettano che l’istituto di Francoforte annunci – magari già nel meeting di domani – l’acquisto di bond dell’Eurozona. In questo modo le banche – in particolare quelle italiane che ne hanno molti in portafoglio – monetizzerebbero importanti plusvalenze dagli stessi titoli (acquistati con i soldi prestati a tassi agevolati dalla Bce a fine 2011 e a inizio 2012 con l’operazione Ltro, Long term refinancing operation). Plusvalenze che si profilano consistenti dato che ieri nel corso delle contrattazioni i tassi dei BTp a 10 anni sono scesi sotto il 2% (1,97 per chiudere poi al 2%) con conseguente rialzo dei prezzi (che si muovono in direzione opposta). Lo spread con il rispettivo Bund tedesco ha chiuso a 127 punti rispetto ai 129 della vigilia.
Sul mercato valutario si segnala la nuova corsa del dollaro (l’indice dollar index è salito ai massimi da giugno 2010). Segnale che i mercati si aspettano dal meeting della Federal Reserve di metà dicembre un atteggiamento aggressivo su un possibile rialzo dei tassi negli Usa.

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