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Effetto Siria sulle Borse, spread a 260

Da una parte, a livello globale, il sempre più certo raid aereo di Usa e Inghilterra contro la Siria. Dall’altra, a livello locale italiano, i dubbi sulla tenuta del Governo. È questo l’uno-due che, ieri, in primis ha abbattuto le Borse mondiali: da Milano (-2,3%) a Madrid (-2,9%) fino a Francoforte (-2,3%). Poi, ha fatto salire lo spread BTp-Bund (balzato a 260 punti base) e schiacciato quello tra Spagna e Italia (4 basis point). E, infine, ha «permesso» al governativo a 2 anni iberico di vantare un tasso (1,79%) minore di quello della stessa scadenza italiana (1,93%).
Già in avvio, a ben vedere, la seduta era iniziata all’insegna dei ribassi. Seppure, i market mover positivi non erano mancati. Dapprima l’Ifo tedesco, salito in agosto a 107,5 punti, aveva confermato che Berlino, dopo il rischio recessione tra il 2012 e il 2013, si sta riprendendo. Poi, era stato il turno dell’asta dei titoli di Stato in Spagna: Madrid è riuscita a collocare 4,16 miliardi di bond (a 3 e 9 mesi) con tassi in calo su entrambe le scadenze. La «doppietta», in una seduta normale, avrebbe spinto agli acquisti con buona pace dei ribassisti. Invece, a causa dei venti di guerra in Medio-Oriente, i mercati hanno snobbato entrambi gli eventi.
Così, in un simile difficile contesto, si è innescata la prima delle aste (oggi tocca ai BoT, domani ai BTp) sul debito pubblico italiano. Il Tesoro ha venduto 3,9 miliardi tra CTz a 2 anni e BTp€i (a 5 e 15 anni). In tutti e i tre collocamenti la domanda è stata debole: ad esempio, il Bid to cover ratio sui CTz si è assestato a quota 1,46. E i rendimenti? Ovviamente, quello cui gli investitori hanno guardato con maggiore interesse è stato lo yield dei Certificati zero coupon. Qui c’è stata una salita, ma non eccessiva. Il saggio ha raggiunto l’1,871%, cioè, lo 0,014% in più rispetto all’asta di luglio. Tutto ok, quindi? Non proprio. Più che confrontare il rendimento con l’ultimo collocamento, è infatti meglio paragonarlo ai tassi del mercato secondario.
Ebbene, rispetto alla metà di agosto il tasso della scadenza del titolo a due anni è salito di circa 20 punti base. Il che significa che il mercato, in asta, ha prezzato un maggiore premio al rischio.
Per quale motivo? È presto detto. Ha pesato la variabile a livello locale. La minore fiducia verso l’Italia, dovuta alla crisi di Governo minacciata dal Pdl (vero e proprio déja vù della caduta dell’esecutivo-Monti), ha indotto gli investitori a chiedere un migliore (per loro) rapporto rischio-rendimento.È ovvio che un simile ragionamento, inserito nel contesto generale già instabile per i venti di guerra, non ha fatto altro che appesantire la posizione dell’Italia. «Non è un caso – dice Angelo Drusiani, di Albertini Syz- che il BTp biennale abbia ora un saggio maggiore rispetto a quello del Bonos. Si tratta di una scadenza più corta e perciò maggiormente sensibile alle variabili di breve». Quali, per l’appunto, la tenuta del Governo.
Quel Governo che invece, nonostante le imminenti elezioni politiche, non desta troppe preoccupazioni in Germania. Tanto che gli investitori, come non accadeva da tempo, sono tornati a rifugiarsi nelle braccia del Bund tedesco (il saggio del decennale è sceso all’1,84%). Un fly to quality che, da una parte, è stato replicato sul treasury Usa. E, dall’altra, ha fatto balzare le quotazioni dell’oro.
Fin qui alcune dinamiche del reddito fisso, metalli prezioni, e indici azionari: quale, però, l’andamento dei settori di Borsa? A Milano, ancora una volta, sono crollati i bancari (-3,8%).La performance è stata replicata in Europa (–3,1% per lo Stoxx 600 bank). Una discesa che, nonostante la fiducia dei consumatori statunitensi (81,5 punti in agosto) oltre le attese, ha coinvolto Wall Street. I tamburi di guerra, in scia ai quali il petrolio è andato oltre 110 dollari, purtroppo suonano sempre più forte.

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