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Effetto rinnovabili sulla bolletta elettrica delle piccole imprese

di Chiara Bussi

Non c'è solo la volatilità del prezzo del petrolio a turbare il sonno delle Pmi. Dal 2009 a oggi una voce è diventata sempre più pesante e ha registrato un balzo del 50% nella bolletta: sono i cosiddetti "oneri di sistema", fissati per legge e pagati da tutti gli utenti a seconda del consumo, ma che penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese.

La corsa di questi costi dal 2009 a oggi – come rivela un'analisi effettuata su un campione di imprese aderenti ai consorzi energia sulla base dei prezzi della Borsa elettrica – è stata ben più veloce di quelli dell'elettricità che nello stesso periodo hanno registrato un rincaro medio di circa il 20 per cento. Per un'impresa in media tensione con consumi di un milione di chilowattora al mese, il ruolo da protagonista – circa il 95% del totale – spetta alla componente A3 destinata a incentivare le "fonti rinnovabili e assimilate". Quest'anno, secondo i dati dell'Autorità dell'Energia, quasi la metà (il 49%) dei costi verranno destinati al fotovoltaico, mentre il 37% serviranno a coprire il riacquisto di certificati verdi invenduti e il 9% verrà destinato al cosiddetto Cip6. Un mix di incentivi per contribuire a centrare l'obiettivo del 17% di consumi totali di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 come previsto da una direttiva europea. Nel 2011, secondo l'Autorità, i consumatori (industriali e privati) dovrebbero versare 4,8 miliardi di euro per promuovere le energie rinnovabili, per arrivare nel solo 2020 a una forchetta tra 10 e 12 miliardi di euro. Numeri non di poco conto se si pensa che già oggi per le Pmi gli oneri di sistema rappresentano quasi un quarto della fattura con un prezzo che nel quarto trimestre di quest'anno ha raggiunto quota 26,80 euro al megawattora.

«La bolletta è più cara? C'è poca chiarezza – spiega Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, che riunisce un centinaio di aziende attive nel comparto – la componente di costo A3 specifica che gli oneri pagati dai consumatori sono destinati agli incentivi a fonti rinnovabili e assimilate. Nel caso del Cip6, ad esempio, solo il 30% va alle prime mentre ben il 70% viene convogliato alle assimilate che io chiamo "false rinnovabili" perché con loro hanno hanno ben poco a che spartire. Si tratta ad esempio di impianti in cogenerazione o alimentati da calore di risulta o fumi di scarico o impianti che usano scarti di lavorazione o fonti fossili da giacimenti minori isolati». Chianetta sottolinea anche «i numerosi vantaggi di ritorno del settore in termini di occupazione e autonomia energetica».

Come favorire lo slancio verso la green economy senza penalizzare le Pmi consumatrici? «Gli obiettivi di sostenibilità ambientale rappresentano un interesse generale – sottolinea il Presidente della Piccola Industria di Confindustria, Vincenzo Boccia – e in caso di mancato raggiungimento dell'obiettivo nazionale, sarà l'intero sistema Paese a dover sostenere il pagamento delle sanzioni previste. Per questo motivo sarebbe corretto prevedere che gli oneri per l'incentivazione delle fonti rinnovabili fossero distribuiti più equamente sulla collettività attraverso la fiscalità generale».

In alternativa, dice Boccia, «potrebbe essere definito, come avviene in Germania, un sistema "degressivo" di attribuzione delle componenti parafiscali in bolletta in base alla natura dell'utenza e all'entità dei consumi. Ciò consentirebbe di centrare l'obiettivo di attuare una più equa distribuzione degli oneri e al contempo salvaguardare la competitività delle nostre imprese». Gli obiettivi di sostenibilità al 2020, prosegue Boccia, «possono quindi costituire un volàno e non un limite alla crescita economica e industriale per un Paese a grande vocazione manifatturiera come il nostro». Fino a oggi, però, «è mancato un disegno coerente ed efficace in grado di trasformare la sfida ambientale in un'opportunità di crescita economica. È mancata in Italia anche una convergenza degli incentivi con quella degli altri principali Paesi europei, innescando profili speculativi che hanno danneggiato proprio lo sviluppo dell'industria nazionale e creato oneri ingiustificabili. Solo invertendo drasticamente questo percorso una politica economica responsabile potrà impedire che gli incrementi sulla bolletta elettrica delle Pmi compromettano definitivamente le nostre potenzialità di crescita».

Il tema dei rincari è ancora più sensibile in queste settimane. Entro la fine di novembre le imprese devono siglare i contratti annuali che partiranno nel 2012. «Alla luce della voce di costo degli oneri di sistema le Pmi conclude Gabriele Bertholet, amministratore delegato del consorzio Assoutility di Milano – devono comprendere che mai come oggi la questione energetica va trattata come un vero e proprio portafoglio di investimenti ritagliato su misura».

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