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Effetto referendum in Borsa Pressing sui titoli, giù dell’1,81%

L’allarme sul sistema bancario e l’avvicinamento della scadenza referendaria innescano una giornata di vendite a Piazza Affari. Il listino milanese archivia la seduta con l’indice Ftse Mib a -1,81%. Un tonfo causato dall’andamento dei titoli bancari all’indomani dell’avvertimento del Financial Times (Ft) , che paventa fibrillazioni per il sistema creditizio italiano, nel caso di vittoria del No al referendum di domenica prossima. Ft esplicita che una bocciatura delle riforme proposte dal governo Renzi metterebbe a rischio «fino a 8 banche italiane, quelle con più problemi, rischiano di fallire». Nell’elenco figurano Mps, Popolare di Vicenza, Carige, Veneto Banca, Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara. Uno scenario che il blog di Beppe Grillo archivia, spiegando che «i mercati stanno già scontando ciò che considerano una probabile vittoria del No». Resta che le tensioni si fanno sentire anche sul versante dei titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund tedesco che balza fino a quota 192, salvo archiviare la seduta a 186 punti base con il tasso del decennale italiano al 2,07%. Il differenziale spagnolo chiude a 136 punti in una giornata difficile per le borse europee.

Un contesto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, riassume spiegando: «È ovvio che i mercati non amino l’incertezza e stanno valutando con perplessità il fatto che politiche economiche di riforme siano messe in discussione». Il titolare di Via XX Settembre si sofferma sull’allarme del Ft : «Le banche citate sono casi ben noti, non c’è notizia. Sono casi diversi da trattare con prospettive diverse. È un articolo che mette insieme tante cose e, forse, era lunedì e non avevano altro da dire». Anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, definisce «esagerato» parlare di disastri economici in caso di vittoria del No. La giornata registra, infine, l’intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, all’Europarlamento. «Il debito italiano è sostenibile», dice, aggiungendo, però, che «non è il momento di dormire sugli allori e bisogna perseverare con le riforme».

Andrea Ducci

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