Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Effetto recessione: picco di insolvenze nell’Europa del Sud

di Enrico Netti

Per le aziende italiane è destinato ad aumentare e di molto il rischio di incappare in un cliente insolvente. Il numero delle imprese che potrebbero precipitare in questo stato, molto spesso anticamera del fallimento, dovrebbe toccare le 15mila unità contro le 12.300 del 2011 (+22%) e gli 11.400 casi dell'anno precedente. Il condizionale è d'obbligo, perché l'aumento o la flessione di questo numero è legato a doppio filo con quello dell'andamento del Pil e dell'economia mondiale.
A prevederlo è l'ufficio studi di Euler Hermes, società del gruppo Allianz specializzata nel l'assicurazione dei crediti commerciali, che nell'ultimo "Economic Outlook" analizza la situazione macroeconomica e l'andamento del rischio d'insolvenza nei Paesi più industrializzati. La stima italiana per il 2012 è stata calcolata considerando il doppio downgrade di Standard & Poor's e la revisione al ribasso del Pil, visto in forte contrazione, tra -1,5% e -1,2% dalla Banca d'Italia, e dal Fondo monetario internazionale (-2,2%).
«Il calo della fiducia nell'industria, nei servizi e nel commercio in Italia confermano la flessione degli ordini e le prospettive occupazionali – spiega Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes -. Una somma di elementi che ci fanno immaginare una prospettiva ancora più negativa per quest'anno».
Non è molto diversa la situazione in altri Paesi dell'area del Mediterraneo. In Spagna le insolvenze aumenteranno di un ulteriore 20%, facendo segnare il record storico, dopo il +11% registrato nel 2011. Sul banco degli imputati continua a restare il mercato immobiliare: in questo settore si registra quasi un terzo dei casi di incapacità nel saldare i debiti. Anche in Grecia, Paese che sta discutendo su come ristrutturare il proprio debito, la situazione è molto simile a quella spagnola. Per questi due Paesi le prospettive di una ripresa, secondo gli analisti di Euler Hermes, sono rimandate a fine anno.
Nell'Eurozona il trend delle insolvenze è previsto in crescita del 12% contro un +3% a livello mondiale. In Europa è la crisi del debito sovrano e dei deficit pubblici a fare ritardare l'arrivo di una ripresa in grado di scuotere le economie del continente, tradizionali mercati di sbocco per il made in Italy.
«Quest'anno crescerà il rischio in alcuni di quei Paesi che rappresentano i principali mercati per le esportazioni italiane – sottolinea Subran –. In Francia le insolvenze cresceranno del 4%, mentre in Germania resteranno stabili». Ma questa stabilità non riesce a risparmiare realtà della grande distribuzione come la catena di supermercati Schlecker, oltre 6 miliardi di ricavi, che venerdì scorso ha manifestato l'intenzione di presentare la richiesta di insolvenza. E sempre la scorsa settimana Standard & Poor's ha previsto che oltre 40 società europee emittenti di obbligazioni con rating massimo BB+ rischiano quest'anno di fallire.
Lo scenario migliora guardando ai mercati del Nord America, dove invece è previsto un calo del 7% dei casi di insolvenza, e del Regno Unito (-4%). «Resistono i Paesi anglosassoni, ma c'è una tendenza al ribasso delle dichiarazioni di crisi», aggiunge il capo economista della società francese.
«Il quadro economico è caratterizzato da una divaricazione tra i vari Paesi – spiega Fedele De Novellis, senior partner di Ref Ricerche –. Le economie periferiche europee soffrono molto di più ed è nell'Eurozona che si concentra la maggiore probabilità di insolvenze. Questo fattore potrebbe portare a una limitazione dei flussi di scambi commerciali tra i Paesi, a meno che le imprese scelgano di lavorare con forme di saldo "sicure" come le lettere di credito o il pagamento anticipato oppure con la tutela del l'assicurazione del credito». In questi casi si potrebbe profilare la possibilità di un rallentamento dell'interscambio commerciale, perché le aziende esportatrici, per meglio tutelarsi dal possibile rischio del mancato incasso, preferiscono chiedere ai loro partner esteri un pacchetto di garanzie più robusto. Si crea così un'ulteriore difficoltà, oltre a maggiori costi, legata alla rarefazione del credito bancario su cui poi va a pesare l'aumento dello spread che viene riversato sulle imprese.
E i Bric? Si rivelano partner commerciali più affidabili, grazie a fondamentali solidi e alla domanda interna che dovrebbe restare forte. È il caso del Brasile, che da poco più di un lustro non vede variazioni nel numero dei grandi cattivi pagatori. Gli investimenti restano sostenuti, ma un fattore di rischio è legato alle quotazioni delle commodities, che potrebbero cadere a causa della possibile frenata globale.
In Estremo Oriente si dovrebbe registrare il rallentamento della Cina, dove comunque incappare in cattivi pagatori è ancora un'eventualità rara: la casistica rilevata da Euler Hermes è limitata a 3mila dichiarazioni l'anno.
Il mercato russo nel complesso sembra quasi esente da rischi particolari. Da cinque anni le insolvenze si muovono all'interno di una fisiologica forchetta di 14-16mila casi l'anno. Così dopo il calo del 2011 (-10%) quest'anno è prevista un'ulteriore flessione del 2 per cento. A rallentare saranno anche le importazioni: al 12% dal 23% del 2011. Negli altri mercati dell'Est Europa, infine, il trend dovrebbe peggiorare.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa