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Effetto quantitative easing su tassi e valute

Alla vigilia di un atteso direttivo della Bce, da cui i mercati si attendono dettagli sull’operazione Quantitative easing, la moneta unica aggiorna i suoi minimi portandosi ai livelli di settembre 2003. L’euro ieri è sceso fino a 1,1063, una soglia che non raggiungeva da settembre del 2003. Rispetto ai massimi di giornata (1,1185 dollari) la moneta unica si è svalutata di oltre un punto percentuale. 
Osservando il grafico di giornata del cambio si possono osservare due flessioni: la prima a metà mattinata e la seconda nel primo pomeriggio, in corrispondenza con la pubblicazione di alcuni attesi indicatori macroeconomici in Europa e Stati Uniti. Ieri Markit ha reso noti gli indici sulla fiducia delle imprese nel settore servizi che, seppure ai massimi da sette mesi a questa parte, sono risultati leggermente al di sotto delle attese. Per il mese di febbraio il consensus degli analisti si attendeva un indice Pmi a 53.9 punti ma il dato ha mancato di poco il bersaglio attesandosi a 53.7. Tanto è bastato perché il mercato facesse scendere la moneta unica da 1,1180 a 1,1140 dollari. Un secondo scossone, con lo sfondamento al ribasso di quota 1,10 si è poi visto nel primo pomeriggio quando sono arrivati i dati americani che hanno spinto il dollaro. Il mercato in particolare ha prestato attenzione all’indice di fiducia Ism del settore servizi che, a febbraio, si è attestato a 56.9 punti. In crescita rispetto ai 56.7 punti di gennaio e meglio dei 56.7 attesi dagli analisti. Numeri che hanno controbilanciato le rilevazioni di Adp sul mercato del lavoro che invece sono state peggiori del previsto con 212mila nuovi occupati a febbraio contro i 219mila attesi dal mercato.
Normalmente sono soprattutto le statistiche sull’occupazione (determinanti per le scelte della Fed) a muovere l’euro-dollaro e quelli usciti ieri in teoria avrebbero dovuto svalutare il dollaro. Ma ciò non è accaduto. Allo stesso modo il mercato ha ignorato le considerazioni del numero uno della Fed di Chicago Charles Evans che ha auspicato un’eventuale stretta sui tassi Usa non prima del prossimo anno. Seppur in netto contrasto con le aspettative del mercato, che vede un rialzo dei tassi già nella seconda metà del 2015, queste dichiarazioni non hanno avuto effetti sul dollaro. E questo perché resta in ogni caso resta una spinta al ribasso sulla moneta unica dettata dalle attese per il direttivo di oggi della Bce. Secondo Roberd Baron, presidente di Delta Forex, è soprattutto questo il fattore che ha determinato le oscillazioni del cambio euro-dollaro viste ieri: «I dati macro non giustificano una svalutazione dell’1% in una sola seduta – commenta – l’impressione è che il mercato fosse già a conoscenza di cosa Draghi dirà domani (oggi ndr.)». Di certo c’è molta curiosità per i dettagli tecnici dell’operazione Qe che ci si aspetta che Draghi fornisca. Nell’attesa i mercati si posizionano. Non solo vendendo euro ma anche comprando azioni europee che, visto l’andamento del cambio, ora risultano più convenienti per i grandi investitori americani. Ieri gli indici europei, dopo una mattinata in calo, hanno chiuso tutti in positivo.: l’indice Stoxx 600 europeo ha guadagnato lo 0,76 per cento. Piazza Affari ha messo a segno un rialzo dello 0,65% con lo spread Bund-BTp a quota 103 punti.
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