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Effetto privacy sul redditometro, via pentole e vestiti dal modulo

Stavolta parte davvero. Il redditometro ha superato l’ultimo esame: quello del Garante della privacy e adesso si materializzerà nelle buche postali di 35 mila contribuenti italiani. Dall’analisi del Garante emerge una novità più eclatante: tramonta la possibilità di utilizzare le spese medie dell’Istat. Insomma il fisco non deve applicare alle famiglie i metodi di calcolo utilizzati per gli studi di settore: i dati sugli standard di consumo medio delle famiglie, infatti, secondo il Garante «non possono essere ricondotti correttamente ad alcun individuo, se non con notevoli margini di errore in eccesso o in difetto».

Con questa correzione verrebbe meno una delle maggiori obiezioni fatte al redditometro: che potesse trasformarsi in uno strumento per vivisezionare le abitudini e gli acquisti anche minori dei contribuenti. In parole povere, nessuno potrà più contestarvi presumendo che abbiate comprato delle pentole troppo costose, alimenti ricercati o abbigliamento griffato che non risulti coerente con il reddito dichiarato. Attenzione però, non bisogna dimenticare che il limite massimo del contante utilizzabile è mille euro: il che significa che se acquistate abbigliamento, alimentari o gioielli per valori superiori a mille euro, dovrete utilizzare la carta di credito o il bancomat e in quel caso si tratta di spese certe e tracciabili, quelle che il redditometro può intercettare per ricostruire il vostro reddito. La raccomandazione del Garante all’Agenzia delle entrate è quella di basarsi esclusivamente su dati certi (quelli evidenziati dal denaro elettronico, dagli assegni o dai bonifici) ponendo «particolare attenzione alla qualità e all’esattezza dei dati al fine di prevenire e correggere le evidenti anomalie riscontrate nella banca dati o i disallineamenti tra famiglia fiscale e anagrafica».
Non a caso un’altra importante annotazione riguarda il fitto figurativo: se un contribuente non risulta né proprietario di casa né titolare di un contratto di locazione, si applica un calcolo fittizio. La raccomandazione è che questo calcolo non venga utilizzato per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento ma solo dopo il primo confronto tra fisco e contribuente. Non bisogna dimenticare infatti che la prima fase del redditometro prevede un confronto in cui l’Agenzia delle entrate chiede chiarimenti in merito a una serie di discordanze che rendono il reddito dichiarato incoerente con il tenore di vita sostenuto. Solo se il contribuente non avrà saputo convincere il fisco si passerà al vero accertamento.
Nelle sue osservazioni il Garante chiede che il contribuente venga avvisato (all’interno del modello della dichiarazione dei redditi e sul sito dell’Agenzia delle entrate) del fatto che i suoi dati privati saranno utilizzati anche ai fini del redditometro. Note che naturalmente il fisco inserirà nella prossima dichiarazione dei redditi. Ultima nota riguarda il contraddittorio: il Garante sottolinea che bisogna ricordare al contribuente le conseguenze di un eventuale rifiuto anche parziale a rispondere. Per legge infatti sono previste sanzioni per chi ignora la convocazione del fisco. Tradotto: riceverete un garbato invito a chiarire qualcosa che non quadra ma se farete finta di niente rischiate una sanzione tanto per cominciare. L’Agenzia delle entrate è già al lavoro per modificare la versione originale della lettera e adeguarla alle richieste del Garante. Poi, sarà la prova sul campo a dirci l’effetto che fa.
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