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Effetto «premium», Fca triplica gli utili

Triplica gli utili. Ritocca ancora al rialzo le stime per fine anno. Fa un altro passo — significativo — verso i target del piano strategico al 2018: il vero spartiacque, a questo punto, tra Fiat Chrysler Automobiles e una possibile alleanza che, sepolta qualsiasi speranza di apertura da parte di Gm, resta comunque l’obiettivo di Sergio Marchionne e John Elkann. Non hanno cambiato idea sull’inevitabilità di un consolidamento del settore, tanto meno nel mezzo della rivoluzione firmata Google, Uber & C. Ma poiché partner interessati e soprattutto funzionali Fca non ne vede, almeno non al momento, la priorità è centrare (magari un po’ in anticipo) quei livelli di redditività e buona salute finanziaria che Marchionne aveva indicato nel piano e che, secondo le promesse, permetterebbe al gruppo di sedersi a un tavolo negoziale forte di un valore triplicato rispetto a oggi.

I dati del terzo trimestre 2016, annunciati ieri e accolti dalla Borsa con un rialzo immediato del 3%, confermano che la tabella di marcia può essere rispettata. Fca chiude il periodo luglio-settembre «a livelli record». Non tanto sulle auto consegnate e vendute: lì, anzi, per il rallentamento Usa e la crisi brasiliana i numeri sono sostanzialmente stabili, se non in leggero calo (1,066 milioni di vetture consegnate contro 1,112 milioni nel corrispondente periodo 2015, 26,836 miliardi di ricavi a fronte dei precedenti 26,798). Eppure, gli utili aumentano: l’utile operativo adjusted sale da 1,163 a 1,5 miliardi, l’utile netto (sempre adjusted) triplica abbondantemente e va da 210 a 740 milioni, con il totale da inizio anno in salita da 613 milioni a 1,977 miliardi.

Significa che la «strategia non per deboli di cuore», avviata nel 2014 con l’obiettivo di spostare la produzione verso l’alto di gamma, funziona. Si vende lo stesso numero di auto, ma i modelli consentono margini più elevati a tutto beneficio della redditività. Un trend che dovrebbe rafforzarsi ulteriormente: con lo sbarco della Giulia negli Usa, con il lancio del Suv Stelvio (ancora Alfa), con le buone performance del Maserati Levante, con le nuove Jeep.

Fin qui, anche il bilancio dà ragione a Marchionne. Per la seconda volta alza i target 2016: confermati i 112 miliardi di ricavi, ma l’utile operativo è visto oltre i 5,8 miliardi (da 5,5) e l’utile netto sopra i 2,3 (da 2). L’indebitamento netto industriale, risalito a 6,5 miliardi, è fissato sotto i 5. «Cifra realistica», dice l’amministratore delegato, e senza cessioni: peraltro, a breve almeno, «non sono in programma». Anche perché, con i guai di Samsung, è tramontata l’ipotesi di una vendita coreana per Magneti Marelli. Vale però sempre il principio secondo cui la società può avere una «vita indipendente da Fca». E se è vero che il suo valore è stimato tra i 3,5 e i 5 miliardi, il promesso azzeramento del debito sarebbe a un soffio.

Raffaella Polato

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