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Effetto Pil sulle Borse, tassi in risalita

Le scommesse sulle mosse delle banche centrali e la divergenza di orientamento tra la Fed e la Bce continuano ad essere la principale bussola per i mercati finanziari. Mercati che ieri hanno registrato i buoni dati sulla crescita economica nel Vecchio Continente (come da attese il Pil dell’Eurozona è cresciuto dello 0,4% nel primo trimestre) e i deludenti dati sulle vendite al dettaglio negli Usa (invariate ad aprile contro un +0,2% messo in conto dagli analisti). È stata soprattutto quest’ultima rilevazione a muovere i mercati. Quelli valutari in particolare con l’euro che, dopo una mattinata intorno alla soglia di 1,12 dollari, è risalito oltre 1,13 alla pubblicazione del dato. Un movimento che è legato alle aspettative sulle decisioni della Fed. Da mesi la banca centrale Usa prepara il campo a un possibile rialzo dei tassi di interesse. I dati macro deludenti tuttavia fanno pensare a tempi più lunghi per questa mossa. Una scommessa che ha l’effetto di frenare il dollaro e questo spiega il movimento del cambio visto ieri. 
L’inversione di rotta dell’euro-dollaro dopo un primo trimestre in netto calo è in atto da diverse settimane ormai. Il “rimbalzo” della moneta unica ha avuto una correlazione molto marcata con l’andamento di Borse e titoli di Stato. Nella riproposizione in senso inverso del copione visto nella prima parte dell’anno (euro e tassi in frenata e Borse in rialzo) recentemente un rafforzamento dell’euro si è spesso accompagnato a un balzo dei tassi dei titoli governativi e a una frenata delle Borse. Anche ieri questa correlazione c’è stata anche più contenuta. Alla pubblicazione del dato sulle vendite al dettaglio i listini continentali hanno bruscamente ridotto i guadagni della mattinata salvo poi riprendere quota e rallentare nuovamente. Al termine delle contrattazioni Piazza Affari (grazie anche alla spinta del Pil) mostra un rialzo dello 0,46%, Parigi un calo dello 0,26%, Madrid è invariata. Maglia nera è Francoforte che ha registrato un calo dell’1,05 per cento. Un primato negativo che si spiega con il fatto che la Borsa tedesca è più sensibile di altre al rafforzamento della moneta unica vista la forte vocazione esportatrice delle sue quotate. Se si esclude Milano, i listini hanno azzerato l’effetto positivo legato alla ripresa del Pil nell’Eurozona che, sebbene in linea con le attese, è comunque il miglior risultato da sette trimestri a questa parte.
Piuttosto ondivaga anche la giornata di contrattazioni dei titoli di Stato. Dopo una prima parte di seduta in cui i tassi dei bond governativi dell’area euro sembravano orientati al ribasso, c’è stato nel finale c’è stato un colpo di coda. Soprattutto sulle scadenze a lungo termine. Il rendimento del Bund decennale è così risalito allo 0,72% mentre quello del BTp si è attestato all’1,89% con il differenziale di rendimento (spread) che ha chiuso a 117 punti base.
L’impennata dei tassi vista nelle ultime settimane ha fatto sentire i suoi effetti sui costi di rifinanziamento del debito degli Stati sovrani. In particolare nel caso della Germania. Ieri Berlino aveva in programma un collocamento da 2,545 miliardi di titoli decennali. Operazione andata a buon fine ma con tassi in netto rialzo rispetto al precedente test di aprile: il saggio è passato dallo 0,13 allo 0,65 per cento. È la prima volta da gennaio 2014 che la Germania registra un rialzo dei rendimenti in asta. Anche la domanda è stata deludente visto che il bid-to-cover ratio (rapporto di copertura) è stato di 1,3 volte contro 1,5 della precedente asta.
Rialzo dei tassi meno marcato per l’Italia che ieri ha venduto senza problemi i 7 miliardi di titoli a 3, 7, 15 e 30 anni offerti sul mercato. Il rendimento medio del triennale è salito allo 0,32%, quello del BTp a 7 anni all’1,31%, quello del BTp a 15 anni al 2,32% e quello del trentennale al 2,92 per cento. La domanda è risultata comunque piuttosto sostenuta visto che il rapporto di copertura è stato intorno a una volta e mezza sulle scadenze a 3 e 7 anni e oltre quella soglia sulle maturity più lunghe.
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