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Effetto Pil-manovrina: deficit 2017 al 2,1% Nel 2018 il debito scenderà a quota 131%

La crescita di quest’anno sale all’1,1% nelle stime ufficiali, il deficit scende al 2,1% grazie all’effetto combinato di Pil e manovra correttiva mentre per il 2018 il target ufficiale resta confermato all’1,2 per cento. Per ora. L’obiettivo reale resta infatti quello di portarlo almeno all’1,8% in autunno, con il nuovo round di trattative con Bruxelles che accompagneranno la Nota di aggiornamento di settembre. Per 2018 e 2019, invece, la stima rimane ancorata all’1%, con un calcolo che il governo definisce prudenziale: «Potremo avere sorprese positive», ha detto il premier Paolo Gentiloni. Sorprese che, va aggiunto, dipendono anch’esse dalla trattativa con la Ue, perché una correzione meno pesante per il prossimo anno potrebbe dare più spazio alla crescita.
I numeri chiave del quadro macro-economico sono stati messi nero su bianco dal Documento di economia e finanza approvato ieri dal Consiglio dei ministri insieme al Programma nazionale di riforma e al decreto omnibus nato dalla manovra correttiva. A permettere la chiusura del cerchio è proprio il ritocco di un decimale alla crescita 2017, che aiuta a limare il deficit di quest’anno e quindi accorcia la strada da percorrere in autunno nel confronto con la Ue. Un confronto non facile, anche perché non può essere spostato ulteriormente in avanti l’appuntamento con il pareggio di bilancio strutturale, ora in calendario per il 2019.
La sfida non rimane comunque semplice, anche per i tanti compiti che attendono la prossima legge di bilancio. Il primo, visti i valori in gioco, è quello della nuova sospensione delle clausole di salvaguardia da 19,5 miliardi: il Def approvato ieri conferma infatti l’impegno a evitare gli aumenti delle aliquote Iva (dal 10 al 13% e dal 22 al 25%) con il loro rischio di tradursi in effetti recessivi su una crescita ancora bisognosa di sostegno. Per offrirlo, il Def rilancia l’impegno alla riduzione del costo del lavoro, che dovrebbe tradursi in manovra d’autunno nella decontribuzione triennale per i neoassunti con meno di 35 anni, e la spinta agli investimenti pubblici. Confermato, e non poteva essere altrimenti, anche l’impegno di ridurre il debito, che dovrebbe portarsi dal 132,5% di quest’anno al 131% del 2018 per scendere al 128,2% l’anno successivo e al 125,7% nel 2020. Ad aiutare dovrebbero essere anche i proventi dalle privatizzazioni, fissati a 5 miliardi circa all’anno per il prossimo triennio.
Tra gli impegni della legge di bilancio rilanciati dal Def c’è poi quello del rinnovo dei contratti nel pubblico impiego con gli 85 euro medi promessi dall’intesa fra governo e sindacati del 30 novembre. Per centrare l’obiettivo, il Def prevede per il prossimo anno uno stanziamento aggiuntivo da 1,6 miliardi a carico del bilancio dello Stato, a cui si aggiungono circa 1,2 miliardi che dovranno essere individuati nel fondo sanitario e nei bilanci di Regioni ed enti locali per i loro dipendenti. Con i fondi già messi a disposizione dalle ultime due manovre, il rinnovo dei contratti costerà quindi poco più di 5 miliardi. Non solo, perché il Documento di economia e finanza guarda ovviamente al prossimo triennio, e quindi comincia a stimare gli impegni per la tornata successiva: 2,3 miliardi per il 2019 e 4,6 per il 2020. In questo quadro, l’avanzo primario, all’1,7% quest’anno, crescerebbe al 2,5% nel 2018 per arrivare al 3,1% nel 2019 e al 3,4% nel 2020. Il governo scommette poi su un’ulteriore riduzione del peso della spesa per interessi, dal 3,9% di quest’anno al 3,7% del prossimo.
Le prospettive delineate dal Def varato ieri riaccendono i motori della revisione strutturale della spesa e della revisione delle tax expenditures. Da quest’anno, come previsto dalla riforma della legge di bilancio, la programmazione economica del governo non si limita ai numeri della finanza pubblica ma guarda anche agli «indicatori di benessere equo e sostenibile». I parametri, che l’Italia è la prima ad adottare nella Ue, si concentrano su reddito, diseguaglianza, lavoro ed emissioni di anidride carbonica.

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