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Effetto pandemia: fatturato in calo per il 61% delle Pmi

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma ora alle Pmi servirà qualcosa di più che un finanziamento per proseguire nella navigazione. Le Pmi si interrogano sugli scenari post pandemia, e sul ruolo che gli istituti di credito avranno per sostenere la loro rincorsa: Banca Ifis ha provato a dare voce a questa riflessione con Fattore I, percorso di ricerca presentato ieri in una web conference organizzata in collaborazione con il Sole 24 Ore e aperta dal direttore, Fabio Tamburini. Più di 1.200 gli iscritti all’evento, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del sottosegretario allo Sviluppo economico Gian Paolo Manzella. «Credo in un futuro non solo ristretto al fare credito – ha spiegato, in apertura, l’ad di Banca Ifis, Luciano Colombini -: la consulenza qualificata, nel post crisi, potrà avere un ruolo importante per indirizzare verso operazioni di carattere straordinario anche le piccole imprese, non sempre nel target delle grandi banche d’affari». Per Colombini «questo 2020 è un anno particolare: le moratorie non stanno rendendo evidenti situazioni di difficoltà di alcuni settori e target che verso metà 2021, alla scadenza di queste misure, potrebbero avere riflessi nei bilanci e anche nel costo del credito».

Un’analisi che si riflette nelle evidenze della ricerca realizzata dall’ufficio studi di Banca Ifis in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’Università di Padova, attraverso un osservatorio basato sul web listening, l’analisi di trend economico-patrimoniali (su un campione di 82mila bilanci) e un’indagine sul campo. Secondo la ricerca, le Pmi hanno affrontato la pandemia finanziariamente più solide, avendo ridotto il peso dei debiti finanziari su fatturato (-2,4% dal 2017 al 2019), con un incremento medio annuo dell’autofinanziamento di quasi il 6% e dopo aver investito per innovare (con un incremento medio annuo di oltre il 2%). Nel 2020, però, il 61% prevede una contrazione del fatturato. Profondamente rinnovati, poi, negli ultimi mesi, i modelli di business: molti hanno puntato sulla servitization o su un maggiore di tecnologie digitali. E per il futuro il digitale, insieme alla sostenibilità e la ridefinizione delle filiere di fornitura, resterà uno dei trend trainanti.

«In qualità di azionisti di lungo periodo – ha concluso il vicepresidente Ernesto Fürstenberg Fassio – la nostra priorità è la stabilità della banca ed il suo posizionamento competitivo. Nel futuro, come dimostrano anche i trend rilevati dalla ricerca Fattore I, per offrire un’esperienza evoluta di prodotto, saranno tre gli elementi fondamentali che dovremo integrare sempre più nei nostri modelli di business: digitalizzazione dei processi, centralità delle persone intesa come human centered innovation e l’attenzione alla sostenibilità nelle scelte di business. Saranno questi i driver che ci consentiranno di affrontare con fiducia le sfide del prossimo futuro».

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