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Effetto Nouy, le banche soffrono «Un errore aumentare le garanzie»

Le banche sbandano in Borsa dopo l’avvio della «consultazione» della Vigilanza della Bce guidata da Danièle Nouy su come considerare in bilancio i nuovi crediti deteriorati. In sostanza per le banche potrebbe scattare dal 2018 una nuova stretta, con un automatismo in base al quale svalutare in bilancio i crediti cosiddetti «non performing», cioè quelli che non vengono onorati o restituiti. Le banche non avranno più autonomia nel gestire le nuove posizioni a bilancio — anche quelle relative a crediti già concessi, non solo a quelli nuovi — ma dovranno provvedere a coprirle anno dopo anno, fino ad arrivare al 100% del valore del prestito in sette anni, se garantito, e in appena due anni se «non garantito», per esempio per il credito al consumo.

Per gli istituti il timore è di una nuova stretta regolatoria in una fase in cui il credito comincia a ripartire, che renderà più alto il costo del credito stesso e quindi più difficile l’accesso al credito, in particolare per le imprese. La conseguenza potrebbe esserci sulla redditività futura, hanno stimato ieri gli operatori di mercato, che hanno reagito vendendo i titoli bancari, specialmente italiani: Banco Bpm, -5,3%, Ubi -3,76%, Unicredit -1,79%, Intesa Sanpaolo, -2,63.

Le nuove regole si applicherebbero in tutta l’Eurozona ma rischiano di impattare in particolare in Paesi come l’Italia che hanno una grande mole di crediti ma anche sistemi giudiziari lenti nel recupero dei crediti e nel pignoramento dei beni. In sostanza, stimavano ieri gli analisti di Equita sim, aumenterà per le banche la spinta a cedere gli npl per evitare di svalutarli. Inoltre, secondo Intermonte, ci potrebbe essere come «effetto collaterale» una corsa a declassare a «non performing» entro fine anno posizioni oggi «in bonis» per sottrarli alla scure della svalutazione automatica, un meccanismo peraltro che non tiene conto del valore delle garanzie, come per esempio l’immobile ipotecato.

«Mi sembra che la Vigilanza Bce abbia compiuto un’accelerazione improvvida, andando oltre le indicazioni dell’Ecofin, che chiedeva nuove norme per introdurre maggiori accantonamenti sui nuovi prestiti in sofferenza», commenta l’eurodeputato Roberto Gualtieri (Pd), presidente della commissione problemi economici e monetari al Parlamento Ue. «Bisogna stare attenti a non avere effetti controproducenti su una situazione che è in miglioramento. Il mio auspicio è che con la consultazione avviata e che termina l’8 dicembre ci siano correzioni e un approccio più equilibrato».

«La Bce è andata oltre il mandato perché ha esteso la sua guidance allo stock di prestiti in essere che diventano non performing», denuncia Gualtieri. Inoltre, anche se la misura non interessa direttamente i circa mille miliardi di attuali npl dell’Eurozona, di cui circa 240 miliardi solo in Italia (numero sceso di molto dopo le maxi-cessioni di Mps e Unicredit e coperto al 52%, più della media del 44% dell’eurozona), questi potrebbero tuttavia essere oggetto di provvedimenti specifici entro la fine del primo trimestre 2018, avvisa la Bce. «Mi sembra una frase avventata», continua Gualtieri, «sarebbe del tutto sbagliato immaginare misure analoghe per lo stock di prestiti esistente. I problemi del passato, di legacy, e di nuovi flussi vanno trattati in maniera diversa. In questo senso dico che dalla Bce c’è stata una forzatura».

Fabrizio Massaro

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