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Effetto Lisbona, Milano perde più di tutti

di Federico De Rosa

MILANO — È un copione già visto. Con una sola differenza: stavolta non è stata la Grecia a far tremare i mercati, o almeno non solo, ma il Portogallo e Moody’s con la decisione improvvisa di declassare il debito di Lisbona. La reazione è quella già vista: rendimenti dei titoli di Stato che si impennano, vendite su tutte le Borse europee e Piazza Affari, zavorrata dai titoli delle banche, in coda. Di nuovo c’è però anche la dura presa di posizione dell’Unione Europea. Vista da Strasburgo la decisione di Moody’s è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. «In assenza di fatti nuovi sull’economia portoghese che potrebbero giustificare la nuova valutazione, le decisioni di un’agenzia di rating non danno maggiore chiarezza, anzi aggiungono un elemento speculativo alla situazione» , ha risposto il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. «Con tutto il rispetto per quella specifica agenzia di rating— ha aggiunto— le nostre istituzioni conoscono un po’ meglio il Portogallo» . La Ue è pronta a passare all’attacco accelerando la messa a punto delle nuove regole per le agenzie di rating in modo da avviare l’esame subito dopo l’estate. Bisogna «rompere il loro oligopolio» e «limitare la loro influenza» sulle decisioni di investimento, ha detto il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. La soluzione passerebbe per la creazione di un’agenzia del rating europea per superare lo strapotere americano. Non che Lisbona fosse fuori pericolo. Dopo la Grecia, insieme a Spagna e Italia, il Portogallo da tempo è considerato un fronte a forte rischio nella zona Euro. I timori sono diventati realtà martedì sera quando Moody’s all’improvviso ha annunciato un declassamento del debito sovrano di Lisbona inchiodando i Bonos portoghesi a livello «junk» , spazzatura. E ieri, alla riapertura dei mercati, la forbice dei rendimenti dei titoli di Stato si è subito allargata: per i Btp decennali lo spread è salito a 216 punti, a un passo dal massimo storico segnato lo scorso 27 giugno di 223 punti, mentre la cedola dei titoli decennali portoghesi ha superato per la prima volta il 12%. Nel mirino sono finite subito le banche, considerate ormai poco più che dei grandi contenitori di debito sovrano europeo. Sulla maggior parte dei listini l’effetto è stato tutto sommato lieve: dopo un’iniziale debacle Parigi è riuscita a chiudere la giornata in ribasso dello 0,44%, Francoforte dello 0,11%e Londra dello 0,35%. Pesanti invece le Borse dei Paesi periferici della zona Euro. Lisbona ha ceduto il 3%e Atene il 2,6%, seguita da Milano che a causa del forte peso delle banche nell’indice Ftse Mib ha perso il 2,44%. Banche flagellate ieri da un’ondata di vendite che ha colpito soprattutto le big come Unicredit, in ribasso del 7,06%, e Intesa Sanpaolo che ha perso il 4,46%, seguite da Ubi con un calo del 6,58%, Bpm del 6,34%e Montepaschi del 6,22%. E in questo clima oggi la Bce si prepara a portare molto probabilmente i tassi di interesse europei all’ 1,5%.

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