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Effetto Libia, vola l’utile. Eni Prysmian, commessa da 400 milioni

MILANO — Effetto Libia sui conti dell’Eni. La ripresa della produzione nel Paese nordafricano dopo la guerra civile ha accelerato la corsa del Cane a sei zampe. Nel terzo trimestre l’utile netto — ha annunciato il gruppo — è cresciuto di oltre il 40%, salendo a 2,48 miliardi di euro. Il risultato, oltre le aspettative (tanto che in Borsa il titolo ha segnato un +2,08%), ha portato l’utile dei nove mesi a 6,33 miliardi (+13,6%). Dietro i conti ci sono anche le plusvalenze di 1,15 miliardi della cessione del 5% di Galp e la rivalutazione della restante quota nella società portoghese. La vendita del 5% di Snam, perfezionata a luglio, ha invece portato nelle casse del gruppo circa 600 milioni che si sommano ai 3,5 miliardi della cessione del 30% a Cdp (ancora da contabilizzare). «La dismissione delle quote in Snam e Galp — ha commentato l’amministratore delegato Paolo Scaroni — rafforza la nostra struttura finanziaria garantendoci la solidità necessaria» per continuare a crescere. E sulla vendita delle quote residue nelle due società, ha aggiunto, «non abbiamo fretta».
Se a trainare i conti è stata soprattutto la produzione di idrocarburi, il settore «Gas & Power» ha registrato una perdita operativa «adjusted» trimestrale di 304 milioni, in peggioramento del 55,1%. L’output complessivo è cresciuto del 16%, mentre per quanto riguarda il gas le vendite sono sì aumentate dell’8,5% nel trimestre (con un -5,2% però in Italia), ma sono diminuite dell’1,5% nei 9 mesi (-3% in Italia). E nella distribuzione carburanti, in Italia, nei 9 mesi le vendite sono diminuite del 4,4%, ma il calo è stato compensato dagli sconti estivi che nel terzo trimestre hanno alzato la quota di mercato di Eni al 34%.
Alessandro Bernini, chief financial officer del gruppo, è intervenuto sui contratti take or pay: «Per quanto riguarda l’ammontare degli anticipi che a fine anno dovremo versare — ha detto — è troppo presto per dare un dato preciso». «Inoltre — ha aggiunto — l’ammontare degli anticipi potrebbe essere condizionato dalle rinegoziazioni ancora in corso».
«Soffriamo anche noi la crisi per quello che riguarda l’Europa ma tutto quello che non riguarda l’Europa va bene», ha spiegato da Madrid Scaroni, a margine del Foro di dialogo Spagna-Italia. Quanto alla situazione internazionale, per il manager «l’Europa ha una sola strada per uscire dalla crisi: il rigore» per rilanciare la fiducia e far scendere i tassi. E sull’occupazione: «E’ meglio un qualsiasi lavoro — ha spiegato — che la disoccupazione. Invece da noi si preferisce vivere sulle spalle dei genitori o dei nonni». «In Veneto per esempio — ha proseguito il manager — nessun italiano vuole più mungere le vacche, lo fanno i sikh, invece in Germania le mucche le mungono i tedeschi. Ciò avviene per tanti tipi di attività che gli italiani non considerano come un lavoro». E la riforma del ministro Fornero — ha chiosato — rappresenta sì un passo avanti, ma non ha risolto tutti i problemi.

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