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Effetto Libia sui tassi, è incubo mutui rate in rialzo di oltre 100 euro al mese

di Giuliano Balestreri e Rosa Serrano

MILANO – Gli economisti la chiamano «inflazione da agenti esogeni», consapevoli che sia molto più pericolosa di quella, fisiologica, legata alla crescita dell´economia. E d´altra parte la settimana scorsa il governatore della Bce Jean Claude Trichet ha preannunciato l´aumento dei tassi «per contenere lo choc petrolifero legato alla crisi libica e alle tensioni del Nord Africa». E se la situazione geopolitica non cambiasse, Francoforte potrebbe intervenire sul costo del denaro ancora un paio di volte prima di dicembre. Il tema resta delicato e ieri, a due settimane dal G20 di Parigi, ne hanno parlato a Basilea anche i principali banchieri centrali del mondo riuniti alla Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali: l´inflazione che in alcuni Paesi viaggia oltre il 2,2% preoccupa tutti. Da un lato i governi impegnati a calmierare i prezzi, dall´altro i consumatori a fronteggiare un rialzo dei tassi che si abbatterà su mutui e investimenti. «Tra giovedì e venerdì, dopo l´annuncio della Bce il mercato obbligazionario ha perso un punto percentuale», dice Giulio Casuccio, responsabile gestioni quantitative e ricerca di Fondaco Sgr, mentre Marco Valli, capo economista Italia di Unicredit, spiega che «soffriranno soprattutto gli investimenti a tasso fisso, mentre torneranno di moda i Cct».
Mutui. L´annuncio del possibile aumento dei tassi ha portato, in un giorno solo, l´Euribor a tre mesi dall´1,10% al 1,16% e quello a un mese dallo 0,87% allo 0,90%. Addirittura gli operatori non escludono che i tassi interbancari a tre mesi possano arrivare al 2%, con effetti immediati. Prendendo per esempio un mutuo trentennale a tasso variabile di 150mila euro, ad ogni incremento dello 0,25% corrisponde un aumento della rata mensile di 17 euro, pari a 204 euro l´anno, ma se i ritocchi fossero più di uno, a dicembre la rata potrebbe pesare anche 51 o 68 euro in più. Ma è finito anche il tempo delle mini-rate per i mutui a tasso fisso: l´Irs ventennale che a fine agosto quotava 2,70%, venerdì scorso si è attestato al 3,90%. Il mutuo trentennale di 150mila ha quindi registrato un incremento mensile di 107 euro. E sono solo un ricordo anche i fissi al 4%: su MutuiOnline i ventennali a tasso fisso oscillano fra il 4,60% e il 5,57%, i trentennali fra il 4,80% e il 5,45%. Con un differenziale del 2,74% tra l´Irs ventennale e l´Euribor a tre mesi si può limitare il caro tassi con un cap: il mutuo con tetto massimo oltre il quale la rata non può andare, di norma il cap rate non dovrebbe superare il 5,50%-5,70%.
Credito al consumo. La stretta di Francoforte non colpirà invece i finanziamenti personali: «Sono prestiti a tasso fisso – spiegano da Findomestic -, quindi le rate per l´auto o per altri beni non aumenteranno. Ci sarà qualche effetto sulle carte di credito revolving, ma quelle in circolazione non sono molte».
Investimenti. «Il mercato ha già scontato le decisioni della Bce, anzi – spiega Valli di Unicredit – noi ci aspettiamo altri rialzi prima di dicembre e il mercato reagirà a notizie impreviste, come una mancata stretta». Se diventa quindi difficile capire come si muoveranno i titoli in Borsa è facile immaginare un calo delle obbligazioni «soprattutto nell´area euro. Per limitare le perdite – aggiunge Casuccio di Fondaco – bisognerebbe portare a scadenza gli investimenti a tasso fisso», mentre renderanno di più le operazioni a tassi variabili. Il suggerimento degli addetti a lavori è quello di diversificare «soprattutto geograficamente per limitare l´impatto della crisi. Gli Stati Uniti – conclude Casuccio – potrebbero essere un´ottima opportunità».

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