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Effetto Jobs Act sul contenzioso: secondo gli avvocati, si ridurrà

Meno contenzioso relativo ai licenziamenti, forse più liti nel passaggio dai co.co.co ai contratti di lavoro subordinato e una riduzione della mobilità dei lavoratori con contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del Jobs Act perché ancora tutelati dall’articolo 18.

Questi i primi effetti del Jobs Act (legge 10 dicembre 2014, n. 183) secondo i giuslavoristi che invece sulle false partite Iva sono tutti d’accordo: diminuiranno.

Contenziosi, contratti e articolo 18

Il primo effetto del Jobs Act, secondo Luca Capone, socio del gruppo Employment, Pensions and Benefits dello studio legale Freshfields Bruckhaus Deringer «certamente non voluto e, temo, tantomeno previsto dal Governo, è stato quello di rendere meno agevole la mobilità dei lavoratori da un’azienda ad un’altra». Il professionista spiega infatti ad Affari Legali che nelle ultime settimane molti clienti hanno segnalato una notevole difficoltà a convincere possibili candidati, impiegati presso altre aziende in cui godono della protezione dell’articolo 18, a essere assunti dal nuovo datore con un contratto a tutele crescenti. Ecco perché, in futuro, Capone si aspetta una maggiore facilità nel procedere ai licenziamenti dei dipendenti sottoposti al nuovo regime e una diminuzione del contenzioso, non solo per la diminuita area operativa della reintegrazione, ma soprattutto per l’introduzione di un semplice meccanismo di calcolo delle indennità dovute (che assomiglia ormai ad un «tariffario») e di una nuova procedura conciliativa, che, a differenza di quelle che si sono succedute negli anni con scarsi risultati, potrebbe dare per la prima volta una spinta alla chiusura stragiudiziale delle controversie, grazie soprattutto alle agevolazioni fiscali previste. «D’altra parte», continua Capone, «mi aspetto che il contenzioso diventi più complesso, lungo e costoso, in quanto gli avvocati dei lavoratori avranno interesse a promuovere giudizi per discriminazione e ritorsione verso il proprio assistito, che notoriamente richiedono istruttorie complesse, al fine di ottenere la tutela della reintegrazione».

Secondo Fabrizio Daverio, socio fondatore dello studio legale Daverio & Florio uno dei punti più delicati sarà il passaggio dalle collaborazioni coordinate e continuative in essere, al rapporto di lavoro subordinato. «Lo schema prevede che questo passaggio avvenga con una conciliazione tombale in sede ufficiale», spiega l’avvocato, «in linea di principio ciò è normale ma, nella pratica, le condizioni di passaggio potranno dar luogo a liti.

La remunerazione lorda annua del collaboratore autonomo non è facilmente confrontabile con la remunerazione lorda annua del lavoratore subordinato, basti pensare alla diversa struttura, dunque ci saranno dispute».

Su questo stesso punto però la pensa diversamente Marco Giardetti dello studio legale Gerardo Vesci & Partners, secondo cui la sostanziale eliminazione della reintegra comporterà minori tutele per il lavoratore, ma «non porterà certamente con se maggiori licenziamenti atteso che l’interesse primario del datore di lavoro non è licenziare.

I licenziamenti ci sono sempre stati anche con l’articolo 18 nella versione statutaria e quindi con tutti i pesi possibili e pertanto non può essere la riforma dello stesso a generare una maggiore licenziabilità». Questo secondo Giardetti comporta che sul contenzioso relativo ai licenziamenti non ci saranno grossi impatti in termini numerici. «Cosa ben diversa da quella che accadrà rispetto ai contenziosi sui contratti a progetto e sulle altre forme contrattuali eliminate. Con loro verranno meno anche i relativi contenziosi», commenta l’avvocato.

Per Massimo Compagnino, partner dello Studio Legale Lupi & Associati il Jobs Act ridurrà il contenzioso relativo ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e collettivi. «Spesso le aziende, specie quelle di dimensioni significative, offrono un incentivo all’esodo di importo pari al massimo del risarcimento previsto per il recesso illegittimo. Ma a volte il dipendente promuoveva ugualmente una lite preferendo la reintegra».La limitazione della tutela alla sola forma risarcitoria renderà però secondo Compagnino più frequenti gli accordi stragiudiziali.

«Il contenzioso sicuramente diminuirà dal punto di vista quantitativo, anche se con ogni probabilità si scopriranno filoni oggi poco esplorati, ad esempio quello delle discriminazioni», dice Tommaso Li Bassi socio di Legance. «È auspicabile però che», aggiunge, «anche per deflazionare i carichi dei tribunali e non ingenerare l’idea che comunque la via giudiziale porti ad un risultato più vantaggioso, sia data applicazione alle nuove regole attuandone in pieno lo spirito, e non adottando tesi interpretative di stampo conservatore».

Confidano sul contratto a tutele crescenti anche Valentina Pomares ed Elsa Mora, partner e associate di Eversheds Bianchini. Secondo le due professioniste, l’intervento normativo consentirà di «ridurre i casi di contenzioso, per quanto riguarda i nuovi assunti, salvo che per i licenziamenti discriminatori per i quali permane la sanzione della reintegrazione». Inoltre, «non ci sarà maggiore licenziabilità: un datore di lavoro di un’azienda in salute e contento dei propri dipendenti non arriva a licenziare una risorsa soltanto perché la legge consente di farlo con sanzioni meno elevate in caso d’illegittimità del recesso. Tuttavia, tali novità, applicabili solo ai nuovi assunti, provocheranno una riduzione della mobilità dei lavoratori con contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del Jobs Act perché possono ancora godere dell’articolo 18».

Partite Iva

Anche sul futuro delle false partite Iva si è sviluppato un intenso dibattito all’interno del mondo dei giuslavoristi. Per Giardetti «non è detto che l’eliminazione dei contratti a progetto porti all’aumento delle false Partite Iva in quanto combinando assieme il basso costo del lavoro subordinato a tempo indeterminato e l’abbassamento di tutele previsto dal Jobs Act, per un datore di lavoro una assunzione con partita Iva comporterebbe un maggior costo azienda e maggiori rischi in caso di contenzioso (riconoscimento natura subordinata e regolarizzazione previdenziale-assicurativa con relative sanzioni amministrative).

Positivo anche il commento di Giulietta Bergamaschi partner di Lexellent, secondo cui, una volta approvati e pubblicati tutti i decreti attuativi, non potranno essere attivati nuovi contratti di collaborazione a progetto (e verosimilmente quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza) quindi non c’è un rischio di aumento delle false partite Iva, ma piuttosto il contrario. «È da notare che, sotto questo profilo, il Jobs Act prosegua nella direzione già tracciata dalla Riforma Fornero, che introducendo presunzioni di subordinazione perseguiva lo scopo di combattere le false partite Iva», conclude Bergamaschi.

Vedere nella introduzione del contratto a tutele crescenti e nel superamento dei contratti elusivi utilizzati negli ultimi dieci anni e più, «un possibile acceleratore delle Partite Iva e del contenzioso, è come individuare in un pezzo di formaggio grana usato come esca per una trappola per topi solo un fattore negativo per l’andamento del prezzo del grana». Questa la metafora usata da Aldo Calza, managing partner e fondatore di hELP – the Employment Law Plant, che aggiunge «dopo il Jobs Act, assumere a tempo indeterminato conviene e ricorrere alle false Partite Iva o ad altre forme di contratti elusivi è semplicemente inutile e gratuitamente masochistico per le aziende. E le aziende, almeno in maggioranza, non sono masochiste».

Finora il Jobs Act ha portato «un ritorno al passato, con una riapertura verso l’autonomia contrattuale». A dirlo è Luca Failla, socio fondatore di Lablaw Studio Legale che aggiunge come «il rischio non sia un aumento delle partiva Iva e del contenzioso, anzi, con la possibilità di stabillizzare ponendo fine al pregresso, molti falsi contratti a progetto o falsi lavoratori autonomi potranno trasformarsi in contratti a tempo indeterminato».

Anche Tommaso Li Bassi, non crede che il rischio di aumento delle partite Iva sarà così rilevante nei prossimi anni, quando alla nuova disciplina più rigida si accompagneranno anche le spinte degli incentivi all’assunzione con lavoro subordinato. «Non va però dimenticato che, a quanto ci raccontano le stesse imprese, ci sono collaborazioni che magari non rientrano perfettamente nei nuovi criteri normativi per restare fuori dal lavoro subordinato (ad. es. perché non c’è iscrizione ad un albo, o è necessaria una certa forma di etero-organizzazione), ma che non ricercano l’assunzione», spiega l’avvocato di Legance. «Ecco, in questo caso ci potrebbe essere un ricorso alle partita Iva, da non guardare negativamente – perché spesso associato a livelli di compenso anche elevati – ma anzi da valutare se meritevole di strumenti legislativi che lo rendano sicuro. La perdita degli «indici presuntivi» (tra cui quello economico) voluti dalla Legge Fornero non è in questo senso di aiuto».

Naspi, Asdi e Dis-col

Gli strumenti di sostegno introdotti dal Jobs Act avranno un impatto «rilevante e decisivo per far fronte alla disoccupazione».

Secondo Marco Giardetti, infatti, attraverso la Naspi «si riesce a dare sostegno ai lavoratori a tempo indeterminato che, dal 2016, per effetto della riforma Fornero, perderanno l’indennità di mobilità. Ancora, il sostegno ai lavoratori non protetti, 900 mila dipendenti, tra quelli a termine, quelli somministrati e quelli interinali, che ad oggi non sono compresi nelle tutele della riforma Fornero poichè privi di contributi da almeno due anni, e un lavoro negli ultimi 12 mesi».

L’Asdi a sua volta si inserisce come forma di sostegno per coloro i quali non siano riusciti a trovare una nuova occupazione in costanza di Naspi. Mentre con il Dis-Col si fornisce una prima forma di sostegno per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto. «Certamente, almeno sulla carta sono strumenti non solo efficaci ma anche ben intersecati tra loro ed in grado di garantire una forma di sostegno alla disoccupazione certamente di più ampio raggio rispetto alla precedente», conclude Giardetti.

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