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Effetto incertezza, spread fino a 203 Borsa giù dell’1,99% per la Fed

iesce a chiudere sotto la soglia dei 200 punti base — a quota 197 — lo spread tra Btp e Bund, al termine di una giornata in cui il differenziale di interesse tra il decennale italiano e il suo omologo tedesco ha oscillato al di sopra di questa barriera psicologica, arrivando a toccare i 203 punti. Un rialzo che vanifica solo in parte il calo delle ultime settimane. Il rendimento del Btp decennale si attesta dunque all’1,59%, dall’1,58% della seduta precedente.

Nella giornata soffre anche Piazza Affari, una delle peggiori Borse d’Europa, che ieri ha chiuso in calo dell’1,99%. Ma l’ondata di vendite si è estesa a Parigi giù dell’1,6%, Madrid del 2,48% e Francoforte del 2,2%. Mentre Londra ha retto il colpo (-0,52%) nonostante i nuovi cali della sterlina nei confronti del dollaro. La seduta di ieri è apparsa segnata dall’attesa per le decisioni della Fed. Oggi la Banca centrale americana potrebbe annunciare il primo taglio dei tassi — forse 25 centesimi di punto — da molti anni. Tuttavia sull’andamento dei singoli mercati hanno pesato situazioni specifiche. Non sorprende che di fronte alla fiammata dello spread in Italia a soffrire sia stato soprattutto il settore bancario con Finecobank in ribasso del 4,76%, Unicredit del 3,23% e Ubi Banca del 2,83%. Ma in questo contesto difficile si diradano le nubi sul complesso salvataggio di Carige. Ieri il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) ha dato il via libera all’operazione di aumento di capitale della banca genovese per un ammontare di 700 milioni. Un’operazione in cui l’inoptato — oltre alla quota di 63 milioni che spetta alla Cassa centrale, agli 85 milioni offerti in opzione ai soci attuali e alla conversione di bond subordinati per 313,2 milioni — è assicurato dal fondo di garanzia, per un valore compreso tra 324 milioni e 239 milioni (minimo). Ieri peraltro l’Abi e il Cerved, nel rapporto sulle sofferenze bancarie, hanno segnalato che il rallentamento dell’economia italiana nel 2020 e 2021 potrebbe interrompere il processo di riduzione degli Npl, portando a una stabilizzazione dei flussi di nuove sofferenze.

Al di là della situazione locale di Piazza Affari, sul cui andamento negativo a giudizio degli analisti ha pesato anche una ripresa delle vendite allo scoperto, le Borse europee hanno accusato il colpo di un possibile nuovo stop ai negoziati sul commercio internazionale. Il presidente americano Donald Trump ha attaccato infatti nuovamente Pechino e, pur dicendosi pronto a proseguire il negoziato, ha dichiarato che se l’accordo «non sarà grande e ambizioso non se ne farà nulla, tanto più che la Cina all’ultimo cambia sempre le carte in tavola per volgerle a proprio favore». A pagare lo scotto di queste dichiarazioni sono stati i titoli del comparto auto, con Fca giù del 4,32%, gli industriali, i tecnologici e, appunto, i finanziari, tutti abbondantemente in calo. Sullo sfondo ha pesato anche il rischio hard Brexit e i deboli dati macroeconomici in Francia, con il Pil in crescita inferiore alle attese mentre in Italia è atteso il dato Istat che verrà comunicato oggi. Molti analisti prevedono che si concretizzerà il rischio di andare nuovamente sottozero, con una variazione negativa dello 0,1% del Pil nazionale sia rispetto al trimestre precedente che su base annua. Si tratterebbe in questo caso di un ritorno alla decrescita dopo il +0,1% del primo trimestre 2019.

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