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Effetto incentivi fiscali sulle ristrutturazioni in casa Balzo del 46% in un anno

Gli italiani li utilizzano sempre di più. Certo è che i bonus fiscali destinati ai lavori di ristrutturazione edilizia sono diventati molto attraenti in virtù di detrazioni che arrivano fino al 65%. Un beneficio economico che genera un trascinamento sulla spesa totale degli investimenti destinati a ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico. Il dato è misurabile e rende l’idea dell’effetto volano: tre anni fa sono stati spesi 17,7 miliardi, nel 2012 il totale è salito a 19,2 miliardi e nel 2013 è balzato a 27,8 miliardi. Tradotto vuol dire un aumento di circa il 46% nell’ultimo anno. Buona parte del merito, come detto, va ascritto agli incentivi fiscali ormai percepiti dai proprietari di immobili in tutta la loro utilità e convenienza. Tanto che il trend dei primi mesi del 2014 conferma la costante crescita della spesa da parte delle famiglie italiane in lavori di ristrutturazione edilizia e interventi sul fronte del risparmio energetico. Secondo un’analisi del Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia) nel primo bimestre dell’anno sono stati investiti quasi 5,8 miliardi di euro, ossia il 54% in più di quanto registrato nel medesimo periodo del 2013. 
Il meccanismo del credito di imposta sta dimostrando, insomma, di garantire un robusto traino per il settore edilizio, oltre che un modello efficace per combattere l’evasione fiscale. Proprio all’emersione del cosiddetto nero è ascrivibile parte del balzo della spesa in lavori edili segnato nell’ultimo biennio. A spanne nel 2013 il bonus casa ha rappresentato circa 2 punti del prodotto interno lordo. Numeri pesanti considerando il contesto del comparto edilizio. A gennaio i dati Istat hanno registrato un calo della produzione nelle costruzioni del 7,9% rispetto all’anno precedente. In negativo anche l’indice destagionalizzato di febbraio della produzione edilizia con una flessione del 3,7%. Indicatori che spingono a individuare le coperture e le modalità per prorogare o, addirittura, rendere definitivi i maxi bonus.
In caso contrario a partire dal mese di gennaio le spese per interventi di recupero edilizio vedranno passare la detrazione dal 50 al 40%. Dall’inizio del 2016 il credito di imposta tornerà ad essere del 36% e il limite di spesa scenderà, dagli attuali 96 mila euro, a 48 mila euro. Analoga limatura è prevista per gli interventi di riqualificazione energetica destinati agli edifici, a cui spetta al momento un beneficio fiscale pari al 65%. La percentuale è destinata a passare al 50%, per i pagamenti effettuati a partire dal 2015. Tanto che da più parti il governo viene sollecitato a provvedere per tempo a garantire continuità all’attuale sistema di incentivazione. Il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, da tempo va ripetendo che gli eco bonus stanno funzionando correttamente e che sarebbe imperdonabile non farne un incentivo strutturale per agevolare il risparmio energetico e le opere antisismiche. A fare il tifo per tale orientamento sono gli addetti ai lavori di un settore che, secondo l’Ance (Associazione costruttori), stante 1 euro di spesa genera una ricaduta complessiva sull’economia di 3,3 euro.
Così, alla luce di una fase economica in cui sia il settore delle nuove costruzioni sia quello delle grandi opere stentano a riprendersi, spingere l’acceleratore su una politica di recupero e riqualificazione dell’edilizia residenziale sembra la soluzione più immediata. Al momento i titolari del ministero dello Sviluppo Economico (Federica Guidi) e quello delle Infrastrutture (Maurizio Lupi) stanno ragionando sulle possibili misure da adottare, ma a nessuno dei due sfugge che una delle leve da utilizzare per il rilancio dell’edilizia sia proprio quella fiscale.
A ribadirlo sono ancora le cifre elaborate dal Cresme. Gli interventi che beneficiano di incentivi rappresentano una voce crescente del valore complessivo delle opere di riqualificazione nell’edilizia. In sintesi nel 2011 coprivano il 39% del totale (17,7 miliardi su 45,3 miliardi) nel 2013 hanno raggiunto il 60,7%, cioè 27 miliardi su un totale di 45 miliardi di euro.

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