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Effetto Germania sul calo delle Borse

di Morya Longo

Non più la Grecia. Non più l'Italia. Non più la Spagna. I mercati finanziari hanno iniziato a colpire direttamente il cuore dell'Europa: Francia e Germania. Berlino ha dovuto incassare ieri una clamorosa sconfitta nell'asta dei suoi titoli di Stato: la domanda per acquistare Bund decennali di nuova emissione ieri è stata una delle più basse da quando esiste l'euro. A fronte di un'offerta di titoli di Stato per 6 miliardi, gli investitori hanno richiesto solo 3,6 miliardi. Un flop. Parigi ha invece dovuto incassare un nuovo monito sul rating, questa volta da Fitch: se la situazione non migliora – ha avvertito l'agenzia di valutazione –, la Francia perderà il giudizio massimo di "Tripla A".

Tonfo dei mercati

Questi due eventi lanciano un messaggio chiaro e tondo: anche i passeggeri di prima classe rischiano di affondare insieme alla nave. Insomma: la Germania e la Francia non sono immuni dal contagio. Questi timori sono ben evidenti nelle quotazioni di ieri. Tra le Borse, la peggiore è stata quella di Milano (-2,59%), ma le altre non sono andate meglio: Parigi -1,68%, Francoforte -1,44%, New York -2,21%. L'euro ha perso nuovamente quota, scendendo in mattinata ai minimi da inizio ottobre (1,333 sul dollaro).

Ma è sui mercati obbligazionari che ieri sono arrivati i segnali peggiori. Dopo l'asta-flop, i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi decennali si sono impennati: dal minimo toccato in mattinata a 1,87%, si è arrivati in chiusura al 2,09%. Segnale di sfiducia. L'umore nero ha poi contagiato il resto d'Europa, spingendo i rendimenti verso l'alto in tutto il continente. I BTp quinquennali ieri sono tornati sopra il 7%, chiudendo al 7,17%. I decennali sono arrivati al 6,94%. Grazie solo al rialzo dei rendimenti anche in Germania, gli spread (cioè i differenziali rispetto proprio ai tassi tedeschi) sono rimasti pressoché stabili: 4,86 punti percentuali per i BTp decennali.

Attacco al cuore dell'Europa

È evidente che la crisi abbia fatto un salto di qualità: nel pantano ora è finita anche la Germania. Gli investitori non hanno sottoscritto i suoi titoli di Stato decennali in asta perché hanno rendimenti troppo bassi, se paragonati con il rischio di implosione dell'euro: in effetti chi teme che l'Unione europea possa disgregarsi, non avrebbe alcuna ragione razionale per rifugiarsi sui Bund tedeschi con rendimenti sotto il 2%.

Ieri, con il flop in asta, questo timore è diventato palese. Ma sui mercati è da tempo che la Germania mostra qualche crepa: i Bund tedeschi ora pagano tassi d'interesse 20 centesimi più alti di quelli dei T-Bond americani, mentre il 15 novembre potevano vantarsi di trovare compratori offrendo 28 centesimi in meno. Discorso analogo se si paragonano i Bund tedeschi ai titoli di Stato inglesi: anche in questo caso la Germania ha perso repentinamente terreno.

Per non parlare dei credit default swap, speciali "polizze" usate per assicurarsi contro il rischio di insolvenza di uno Stato: la "polizza" sulla Germania costava ieri sera 107 punti base (cioè l'1,07% dell'importo che si vuole assicurare), contro i 46 punti base statunitensi. Insomma: sebbene la Germania sia il Paese virtuoso per antonomasia e sebbene gli Stati Uniti siano zavorrati da un debito al 100% del Pil, gli investitori sono convinti ormai di trovare più sicurezza oltreoceano.

La ragnatela

I motivi sono noti: l'Europa, con la sua litigiosità, non riesce a mettere in atto neppure i più elementari meccanismi di salvataggio. Il fondo salva-Stati ormai è impantanato, l'ampliamento dei poteri della Bce è reso impossibile dal veto tedesco, l'emissione degli eurobond ha la strada altrettanto in salita. Questo penalizza tutti, anche i Paesi di "prima classe".

Non potrebbe essere altrimenti: il 75% del debito emesso nell'area euro – calcola Rbs – è in mano a investitori dell'area euro. Se cade uno, cadono tutti. Prima, seconda e terza classe. Ma anche negli Stati Uniti il contraccolpo sarebbe violento: si pensi che ieri i credit default swap di Bank of America sono saliti a quota 486 perché la banca è molto esposta sull'Europa.
 

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