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Effetto flessibilità, 5 miliardi in più Il piano a Bruxelles tra un mese

Più tempo per arrivare al pareggio di bilancio, e più soldi da spendere già quest’anno nelle infrastrutture. La decisione della Commissione di rendere più flessibili le regole europee sui conti pubblici apre da subito nuove possibilità per il governo italiano. Restando sempre sotto il tetto del 3% di deficit, e garantendo quest’anno una sua correzione dello 0,25% in termini strutturali e non dello 0,5 come la vecchia regola, il solo rafforzamento del piano delle riforme permetterebbe di spostare oltre il 2017 (anche al 2019) l’equilibrio dei conti. Al pareggio, dunque si potrebbe arrivare con più calma, senza manovre correttive pesanti. Ma già quest’anno, poi, ci sarebbe la possibilità di spendere almeno 4-5 miliardi in più, senza che questi abbiano un impatto negativo sulla spesa, e dunque sul deficit. E per poter sfruttare al meglio i nuovi margini concessi da Bruxelles, il ministero dell’Economia si è messo subito al lavoro. Il primo obiettivo è aggiornare il Piano delle riforme, rafforzarlo, ad esempio con l’attuazione della delega fiscale, ed anticiparlo a fine febbraio. Normalmente il Piano viene inviato a Bruxelles ad aprile insieme al Def e all’aggiornamento del Programma di Stabilità, ma stavolta è importante che la Commissione lo valuti prima del nuovo esame, previsto a marzo. Le riforme potranno essere tenute in conto «ex ante» purché siano attuate, ben specificate, inserite in un calendario puntuale ed abbiano «un impatto verificabile». Per ciascuna, il governo dovrà dimostrare un impatto positivo sul potenziale di crescita, eventuali risparmi diretti di spesa o nuove entrate, ed il lavoro è già iniziato. Se l’effetto è positivo, sarà possibile «deviare» temporaneamente dal percorso che porta al pareggio di bilancio, oggi previsto nel 2017. Con la nuova impostazione, anche per l’Italia sarà poi possibile la deroga sugli investimenti, finora preclusa per via del debito sopra al 60% del Prodotto interno lordo. I contributi statali al Fondo Juncker per gli investimenti saranno considerati «una tantum» e non impatteranno sul deficit. Come la quota dei finanziamenti nazionali che affiancano quelli Ue. Per l’Italia nel 2014 potrebbe significare 5 miliardi di investimenti pubblici aggiuntivi. 
Per il Financial Times la nuova posizione di Bruxelles «è un aiuto sostanziale per la promozione dei conti italiani», per Le Monde addirittura «un regalo a Renzi». Di certo l’Italia ne beneficia, come è sicuro, si dice al Tesoro, che fosse uno dei Paesi più penalizzati dal rigido quadro precedente, che sottovalutava gli effetti negativi della recessione. Anche per questo al ministero sono molto soddisfatti del nuovo approccio al problema. Si riconosce, come sosteneva il Tesoro, che in tempi di forte recessione, o quando l’economia viaggia molto al di sotto del suo potenziale, come in Italia, gli sforzi di risanamento siano meno pesanti. Dallo 0,5 strutturale, per noi, si passa allo 0,25%. La medaglia, però, ha anche un’altra faccia: nei periodi di congiuntura positiva, o quando quella differenza sul potenziale sarà ridotta, la correzione dei conti dovrà esser più pesante di quella prevista oggi. Non più 0,5, ma tra 0,75 e 1% di Pil.
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