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Effetto fiducia, spread a 282 punti

NEW YORK — I mercati premiano la svolta politica italiana. La rielezione alla presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano ha determinato infatti il rialzo dell’1,65% della Borsa di Milano che è risultata la migliore in Europa e la rapida discesa di tassi e spread dei titoli pubblici. Il differenziale tra i rendimenti dei Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata dopo aver toccato i 280 punti ha chiuso a quota 282, al di sotto della cosiddetta «quota Monti» (287 punti) con il rendimento del titolo sceso al 4,05%, sui minimi da novembre 2010. Ancora più significativo è stato il calo dei tassi dei Btp biennali fino all’1,208%, un livello che non si vedeva dal 1993 e quello dei Btp a 15 anni al 4,23% ai minimi da dicembre 2006.
A sostenere il favorevole atteggiamento degli investitori è stata soprattutto l’indicazione, attraverso la riconferma al Quirinale, su un possibile rapido superamento dell’incertezza sulla formula di governo. Quell’incertezza che proprio qui negli Usa, negli incontri a margine dei lavori del Fmi e del G20 che si sono conclusi domenica a Washington, è stata additata come elemento di rischio per la già bassa crescita dell’Italia e dell’Europa. Non per nulla fra i primi a congratularsi con Napolitano sono stati il presidente Barack Obama, il direttore generale del Fondo monetario Christine Lagarde e i vertici della Ue.
Ad insistere con forza sulla necessità di un superamento dell’instabilità politica per poter tornare sulla via dello sviluppo sono stati a Washington il ministro dell’Economia Vittorio Grilli e i vertici della Banca d’Italia. Il governatore Ignazio Visco, in particolare, ha rilevato come sia urgente ripristinare la fiducia sulla tenuta futura del Paese per rilanciare quegli investimenti che sono alla base delle previsioni di ripresa economica di fine anno fatte a suo tempo dagli economisti di Palazzo Koch. Occorre, ha detto, un governo che possa fare le scelte di ricomposizione del bilancio utili a trovare le risorse per rilanciare la crescita, mantenendo ferma «la stella polare dei conti in ordine e dei vincoli di bilancio» ma sapendo che — e la sollecitazione riguarda i target nominali previsti in Europa — «una lettura meno talebana dell’austerità è utile». E ieri ha Bruxelles è intervenuto il presidente della Commissione europea Josè Barroso che la linea di rigore seguita «giustamente» finora «ha raggiunto i suoi limiti». Il successo di una politica, ha aggiunto, dipende anche dal fatto di avere «un minimo di sostegno politico e sociale». In ogni caso per i progressi fatti sul fronte dei conti pubblici l’Italia, secondo il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni si meriterebbe uno spread di non più di 100 punti, se non fosse che è stato fatto poco per la crescita e che l’instabilità politica ha contribuito a creare una spirale di pessimismo che ha frenato imprese, consumatori e banche. Su queste ultime poi peserebbe, secondo le ipotesi circolate sempre a Washington, la paura di un downgrading al debito italiano causato proprio dalla paralisi post elettorale. Paura che proprio ieri sembra essersi diradata. «Se l’Italia si muoverà verso la creazione di un qualche tipo di grande coalizione, anche semplicemente per riformare il sistema elettorale, in modo da fare un’altra elezione con un esito più conclusivo, questo sarebbe positivo per l’outlook italiano», ha sottolineato infatti David Riley, responsabile per i rating sovrani di Fitch. Sui mercati comunque ha pesato favorevolmente anche il maggior peso dato nelle discussioni del G20 all’opportunità di rendere più flessibile il rispetto dei rigorosi target sul debito per rilanciare crescita e occupazione, che è suonato anche come un via libera alla politica monetaria super espansiva del Giappone, anche se la contrapposizione tra le posizioni più soft guidate dagli Usa e quelle più rigorose espresse dalla Germania, e a quanto pare non condivise da Barroso, è destinata a continuare.
Tornando ai mercati e alle Borse, Milano ha guidato i listini europei che dopo una partenza in deciso rialzo, hanno perso terreno a causa dell’andamento fiacco di Wall Street influenzato dal dato inferiore alle aspettative sulla vendita delle case: Madrid è salita dell’1,42%, Francoforte dello 0,24%, Londra ha perso lo 0,09% mentre Parigi è rimasta invariata. Da Bruxelles, intanto, Eurostat ha convalidato le indicazioni dell’Istat sul deficit italiano, che nel 2012 si è attestato alla fatidica soglia del 3% del Pil, in calo rispetto al 3,8% del 2011. Quanto agli altri dati spicca il rapporto debito-Pil al 127%, in aumento del 6,2%.

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