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Effetto Draghi su Borse e spread

È bastato un accenno di Draghi all’ipotesi di acquisto di titoli di Stato a quietare lo spread e a far accelerare le Borse e in particolare Piazza Affari, tra le più penalizzate negli ultimi due mesi. Il Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso con un rialzo dell’1,33%, seconda in Europa solo alla performance di Madrid (+1,59%).
In mattinata i listini europei erano partiti in ribasso, in scia al dato a sorpresa sul Pil giapponese (-0,4% nel terzo trimestre sul trimestre precedente), arretrato nonostante le massicce politiche espansive varate dal premier Shinzo Abe e dalla Bank of Japan. La Borsa di Tokyo ha chiuso a -3% indebolendo anche i listini europei. Questi hanno poi reagito positivamente al dato sulle esportazioni dell’area euro. A settembre il surplus commerciale della zona euro è salito a 18,5 miliardi di euro, contro i 10,8 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Ottimo anche il dato italiano (export +7,4%), al top da 21 mesi. Se i dati macro hanno spinto i listini ad azzerare le perdite, è stato poi il governatore della Banca centrale europea a far mettere il turbo. Draghi ha detto che tra le ipotesi non convenzionali ci sarebbe anche l’acquisto di titoli di Stato. Esattamente quello che speravano di sentire i mercati che hanno preferito puntare sulla leggera apertura di Draghi (su un’ipotesi che in ogni caso resta politicamente ancora difficile da praticare considerato il veto tedesco), alla parallela leggera chiusura di Yves Mersch, il lussemburghese membro del Comitato esecutivo della Bce, che in mattinata si era mostrato più freddo sullo scenario di un vero quantitative easing (allentamento monetario) da parte della Bce: «È da meno di un mese – ha detto – che abbiamo cominciato a comprare covered bond. Con gli asset-backed-securities, stiamo iniziando proprio adesso. È essenziale aspettare per vedere come si sviluppano questi programmi» prima di procedere. Ma i mercati si sono concentrati su Draghi e sul rinnovo di quel «whatever it takes» che due anni e mezzo fa allontanò definitivamente la speculazione sui bond sovrani. Ieri Draghi si è espresso in toni analoghi: «L’euro è irreversibile e la Bce farà tutto quel che serve, nell’ambito del suo mandato, per preservarlo». Parole che hanno spinto il dollaro a rafforzarsi sull’euro (scivolato a 1,245) e messo benzina ai BTp. In pochi minuti lo spread con il Bund è sceso di 10 punti base (da 159 a 149) con il rendimento dei decennali italiani sceso al 2,3%. Effetto a cascata sui titoli bancari italiani che, come noto, sono sovraesposti in titoli di Stato. Tra i bancari in luce Banco Popolare (+3,01%), Bper (+3,38%), Ubi (+3,41%), ma anche Unicredit (+3,24%) e Monte Paschi (+3,05%). In mattinata invece il settore bancario aveva in parte sofferto un report di Nomura che ha rivisto al ribasso i target price di alcuni tra i principali titoli di credito in Italia. Ma gli analisti giapponesi hanno anche aperto a una visione positiva per il settore dato che «probabilmente l’economia nel 2015 sarà più forte. A questo si aggiungeranno ulteriori misure straordinarie da parte della Banca centrale europea». A conferma che ormai i mercati sono sintonizzati sul quantitative easing ad ampio raggio della Bce. Ma prima che l’istituto di Francoforte riesca ad azionare il nuovo bazooka bisogna superare il veto tedesco.
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