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Effetto Draghi, BTp ai minimi storici

Nella giornata di ieri diverse variabili erano attese nel ruolo di protagoniste. Alcune non hanno deluso. Altre, invece, sono state piuttosto ininfluenti.
Vediamo, allora, il loro comportamento. Tra le prime, certamente, è stata l’onda lunga della riunione della Fed di due sedute fa. L’indicazione del rialzo dei tassi a dicembre, infatti, ha indotto il ri-prezzamento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato. Soprattutto, nelle economie più industrializzate. Così il T-Bond decennale è stato venduto e il suo rendimento è salito al 2,15% (era al 2,09% mercoledì). Anche il Bund ha visto il suo tasso aumentare dallo 0,44% a 55 punti base. Infine lo stesso Oat francese è finito oggetto di vendite, con il rendimento che è cresciuto a 87 basis point.
In un simile contesto si è «concretizzato», sempre nel mondo del reddito fisso, un altro evento atteso dagli investitori: le aste dei titoli di Stato italiani. Queste non hanno avuto un grande impatto. Il che, a ben vedere, è una notizia positiva. Il loro risultato, infatti, è rientrato in linea di massima nelle previsioni. Cioè: l’esito, soprattutto grazie all’atteso ampliamento dell’operatività del Qe da parte della Bce, è stato soddisfacente, con il Tesoro che ha venduto complessivamente 7,673 miliardi di governativi.
In particolare, il Mef ha collocato 4 miliardi del nuovo benchmark di BTp a 5 anni con rendimento medio lordo allo 0,53% (minimo storico). Discreta la copertura (bid to cover ratio all’1,66) anche sulla vendita del decennale: 2,18 miliardi all’1,48%. Qui, seppure il tasso è diminuito rispetto all’ultima asta (1,82%), lo yield è però risultato superiore alla chiusura di mercoledì (1,41%). Evidentemente, per l’appunto, si fatto sentire il ri-prezzamento conseguente alle attese sulla Fed. Infine, in calo anche il rendimento in asta dei CCTeu: questo si è «fissato» allo 0,59%.
Al di là dei numeri sulle aste italiane, quale però la dinamica dello spread? Quello tra BTp e Bund decennale ha archiviato la giornata in leggero calo a 95 punti base. La restrizione, a ben vedere, è conseguenza più del maggiore rialzo del rendimento del titolo di Berlino che dell’andamento del BTp. Il rendimento di quest’ultimo, infatti, è salito solo fino all’1,5% . Simile l’andamento del differenziale in quel di Madrid. Qui lo spread, seppure in valore assoluto maggiore di quello di Roma per l’attesa sulle elezioni, è rimasto praticamente invariato.
Detto del mondo del reddito fisso, l’attenzione degli operatori si è ovviamente focalizzata anche sulle Borse. Ebbene, ieri i listini sono stati influenzati soprattutto da una variabile: il calo del settore bancario, appesantito dal tonfo di Deutsche Bank.
L’istituto di credito tedesco, nel terzo trimestre dell’anno, ha riportato una perdita di 6 miliardi. Un rosso «monstre» che, unito alla previsione di una pesantissima ristrutturazione, ha indotto al pessimismo gli investitori. I quali, peraltro, sono stati spaventati da un altro elemento: l’ipotesi, paventata dal capo del Supervisory Board della Bce Daniele Nouy, che la quota massima di titoli governativi di un medesimo Stato in possesso delle banche non possa andare oltre il 25% del capitale regolamentare.
Certo, il vicepresidente della stessa Banca centrale europea Vitor Constancio ha «smontato» la suggestione del collega. E, tuttavia, il senso di smarrimento è rimasto. Tanto che sono fioccate le vendite e lo Stoxx 600 Europe bank ha ceduto l’1,7%. Un andamento al ribasso, complici diverse trimestrali non positive (ad esempio, quella di StMicroelectronics), che ha schiacciato un po’ tutte le Borse. Francoforte ha chiuso in calo dello 0,29% mentre Parigi ha ceduto lo 0,1%. Piazza Affari, la peggiore in Europa, ha invece lasciato sul parterre l’1,07%. Debole infine la stessa Wall Street. Qui, a ben vedere, non ha avuto un grande impatto la variabile della pubblicazione del Pil Usa. Nel terzo trimestre l’economia statunitense è cresciuta dell’1,5%. Un dato, più o meno, in linea con le attese degli esperti. Quegli analisti che evidentemente, in questo momento, guardano molto di più ai fondi di caffè della Fed.

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